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La storia

Valdinievole, ex cestista aiuta una casa famiglia grazie all’associazione nata per Erika

Erika Galligani
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Erika Galligani

Il benefattore: «Pensiamo ai beni materiali scordandoci di come sono difficili certe vite»

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CHIESINA UZZANESE. C’è chi non ha potuto avere figli e il proprio amore lo dona a chi è meno fortunato, chi una figlia l’ha persa ma ne continua l’opera con perseveranza, costruendo ponti tra due bisogni capaci di mescolarsi e confondersi l’uno con l’altro: dare e ricevere. Nel primo caso è la storia di Fabrizio (che preferisce mantenersi nell’anonimato), romagnolo ed ex giocatore di basket professionista, e di sua moglie, che hanno deciso di passare le feste di Natale assieme ai ragazzi di alcune case famiglia della Valdinievole.

Ne è emerso uno spaccato di vita che in pochi giorni ha commosso tutti, grazie anche alla condivisione sui social da parte della pagina cestistica “La Giornata Tipo”. Perché proprio grazie alla pallacanestro Fabrizio e la moglie hanno stretto un legame speciale con una ragazzina meno fortunata delle sue coetanee. Una conoscenza e un affetto nati in modo spontaneo, che hanno portato il giorno seguente la coppia sulle tribune del PalaBellandi di Montecatini a fare il tifo per la piccola, al settimo cielo per le attenzioni ricevute forse per la prima volta. «Entriamo al palasport, e mentre cerco con gli occhi di trovarla in campo, lei ci aveva già trovato: era diventata tutta rossa e ci salutava di continuo. In amichevole quando ha segnato il primo canestro si è girata verso le tribune cercando il mio sguardo e quello di mia moglie. No, non ce lo dimenticheremo mai». Se è potuto nascere un rapporto così unico (che non si è fermato al basket, ai regali e le premure di queste feste), se Fabrizio, sua moglie e tante altre persone possono entrare in contatto con un mondo così delicato ma pieno di umanità come quello delle case famiglia e delle comunità per minori, è anche grazie a chi dà l’esempio con gesti e attenzioni che in un certo senso salvano la vita non solo di chi riceve ma anche di chi dà. Erika Galligani era un’assistente sociale per vocazione, un brutto male l’ha strappata alla vita a 32 anni, nel 2017. Ma la sua passione e il suo lavoro sono portati avanti dalla mamma, Catia Pippi, che assieme alla sorella con la sua famiglia e all’altro figlio ha costituito l’associazione “Amici di Erika Galligani Onlus”, con sede a Chiesina Uzzanese e una stanza dedicata ad Erika al centro affidi di Buggiano . Un’associazione di volontariato attorno a cui gravitano una dozzina di persone che svolgono attività di appoggio e affido di minori, in collaborazione con la Società della Salute della Valdinievole e le cooperative che gestiscono le comunità dove alloggiano circa dodici bambini e ragazzi di età varie.

«Fin quando ha potuto parlare, mia figlia mi chiedeva di portarla al lavoro che amava – dice Catia a cuore aperto –. Quando a marzo 2017 è mancata io ho sentito il bisogno di fare qualcosa di molto umile ma che continuasse ciò che lei non poteva più fare. All’inizio fare volontariato in un mondo così difficile mi è sembrata una cosa troppo grande, poi grazie ad Erika e per lei ho trovato la forza, assieme a delle persone speciali. Nel 2019 abbiamo costituito l’associazione, ciò che facciamo è dare il nostro tempo a bambini e ragazzi, che sono seguiti da educatori e psicologi ma hanno bisogno anche di normalità, di affetti e attenzioni, proprio come hanno fatto Fabrizio e sua moglie, che si sono subito innamorati dei ragazzi e dell’idea di passare del tempo con loro, in particolare con una bambina. La parte sportiva è molto importante, avere qualcuno in tribuna che li incita sembra a tutti normale ma invece per loro è grandioso. Si sentono come gli altri. Hanno bisogno dell’unicità, dell’attenzione. Per loro è come una boccata d’aria fresca».

«Ci preoccupiamo dei beni materiali, ma ci scordiamo di come sono difficili certe vite – aggiunge Fabrizio – . Mi piacerebbe che sempre più persone capissero come aiutare questi ragazzi, perché spesso è complicato e subentra un po’di paura. Ma ne vale la pena, è importante». Non soltanto a Natale o a Capodanno, ma sempre. Vedendo tutto questo Erika sorride come in foto, è felice di sapere che l’amore continua a connettere le vite e la comunità dando loro un senso, proprio come faceva lei. Più e meno fortunati, l’umanità resta sempre la stessa.
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