Giovane chimico deposita brevetto: «Così i fanghi diventano risorsa»
L’idea del pesciatino Giacomo Mencarini eviterebbe di incenerire o portare in discarica gli scarti di depurazione
PESCIA. Trattare i fanghi di depurazione per riutilizzarli in agricoltura. L’idea è di un giovane chimico pesciatino, Giacomo Mencarini che dopo avere conseguito la laurea ha iniziato a lavorare in alcune cartiere, dove ha cominciato ad interessarsi alle tematiche ambientali, come il problema degli scarti del pulper di cartiera e dei polilaminati (come il tetrapak) in alcuni depuratori della zona. Da poco ha depositato all’ufficio brevetti di Roma un sistema innovativo di trattamento dei fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue con biossido di cloro.
«I fanghi di depurazione possono essere una risorsa da riutilizzare in agricoltura – spiega Giacomo – invece il più delle volte vengono inceneriti o conferiti in discarica sprecando le sostanze, sia organiche che inorganiche in essi contenute come, ad esempio, il fosforo o l’azoto, che sono molto utili per la crescita delle piante».
Quindi i fanghi di depurazione possono essere riutilizzati in agricoltura così come sono? «No – aggiunge Mencarini – perché possono contenere sostanze chimiche pericolose per l’ambiente, come metalli e idrocarburi, batteri pericolosi (come la salmonella e l’escherichia coli) e produrre odori sgradevoli poiché derivano anche da acque reflue contenenti deiezioni urbane o animali».
Il trattamento di depurazione non riesce sempre ad eliminare tutti i metalli, per cui alcuni di essi possono rimanere all’interno dei fanghi. Affinché sia possibile spandere questi fanghi in agricoltura è necessario che essi rispettino i parametri relativi ai metalli, agli idrocarburi, ai microrganismi e agli odori.
«Ho recentemente presentato una domanda di brevetto per una procedura che utilizza biossido di cloro per il trattamento dei fanghi di depurazione. Il biossido di cloro è un potente ossidante e biocida, che è molto utile per l’abbattimento degli ioni metallici, nonché per l’ossidazione dei cianuri, dei nitriti e dei solfuri. Il biossido di cloro, inoltre, esercita la sua azione ossidante su alcuni insetticidi e altri composti ed è in grado di reagire anche con altri composti come i fenoli, anch’essi causa di cattivi odori. Ma la funzione più importante è quella antibatterica e antivirale. Infatti, è un ottimo agente sterilizzante, perché è in grado di eliminare moltissime tipologie di batteri e di virus. Sui campioni trattati sono state effettuate delle analisi che dimostrano la notevole diminuzione della carica batterica. Inoltre, gli odori sono spariti. Per questa ragione è possibile utilizzare questo trattamento in agricoltura. Si è osservato che i fanghi, una volta trattati con questa procedura, rispettano i parametri per lo spandimento sui terreni agricoli, il che riveste una particolare importanza a causa della scarsità di acqua».
Solo in Italia, nel 2018, sono stati prodotti 3, 1 milioni di tonnellate di fanghi derivati dal trattamento delle acque reflue urbane. Recuperarle, depurarle e reintrodurle nell’ambiente aiuterebbe ad evitare sprechi e a far fronte alla situazione di scarsità d’acqua e all’ingente fabbisogno idrico.
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