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Sos medici di base nel Montalbano: le Case della Salute vanno a rilento

di Lorenzo Carducci
Sos medici di base nel Montalbano: le Case della Salute vanno a rilento

Servizi sanitari nel caos. Le lamentele degli utenti: «Segreterie intasate, servono tre giorni per avere una ricetta»

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LAMPORECCHIO. Più di un mese per far leggere le analisi del sangue al proprio medico. Segreterie intasate, talvolta più di 72 ore lavorative per avere ricette via messaggio, difficoltà a reperire il proprio medico di base e ad usufruire del servizio sanitario. Sono soltanto alcune delle lamentele diffuse tra i residenti di Larciano e Lamporecchio, per le difficoltà riscontrate nelle rispettive Case della Salute, gestite in autonomia (seppur col coordinamento di Asl e Società della Salute) dall’Associazione Medica Montalbano.

Al momento in Toscana il numero massimo di pazienti per medico di base resta 1500, ma nell’eventualità che salga fino a 1800 le cose potrebbero peggiorare. Informata sulle rimostranze dei cittadini la sindaca di Larciano Lisa Amidei. «Dal punto di vista sanitario la situazione sta peggiorando perché ci sono pochi medici di famiglia e non ce la fanno a seguire tutti i pazienti – dice la prima cittadina – . Dopo vari tagli, Larciano ha solo tre medici di base sui 6.400 abitanti. L’ambito comprende Monsummano, Lamporecchio e Larciano e fino a che tutti i dottori non raggiungono il massimale non ne arrivano altri. Dal 2017 alla Casa Salute di Larciano abbiamo ottenuto dei risultati, però con questi numeri le difficoltà ci sono».

«Dal Covid la situazione che era già precaria è peggiorata – aggiunge Matteo Venturini, ex amministratore a Lamporecchio – sono cambiate le modalità operative. Mi auguro che si smetta di parlare di eccellenza nella sanità territoriale e si metta mano alle criticità per la vita dei residenti. Il comune cittadino non può tutte le volte affrontare labirinti per capire come farsi curare e prendere appuntamenti col proprio dottore». Seppur preferendo figurare senza nome, uno dei medici dell’associazione Montalbano offre la sua versione dall’interno. «Quello numerico è un problema nazionale, quando le generazioni più grandi vanno in pensione non c’è ricambio. I giovani preferiscono altro e guadagnano di più, il nostro lavoro impegna moltissimo ed è pagato un numero di ore figurative. I giovani preferiscono il privato e li capisco. Inoltre il rapporto medico-paziente sta cambiando, non so quanto durerà ancora questo modello frontale. Certo se aumentano il massimale di pazienti a 1800 io non so come fare, perché già adesso che ne ho sui 1500 mi sveglio alle 5 e mi ritrovo a rispondere alle mail dei pazienti alle 23. Attualmente per circa 10mila pazienti (in entrambe le Case Salute, ndr) siamo 7 medici, 3 segretarie e 4 infermiere. Proviamo a fare del nostro meglio, ma non è facile».

Numeri ma anche modelli di gestione dell’utenza, che spesso richiedono un minimo di abilità digitale che non sempre, in un bacino costituito da molti anziani, può essere data per scontata. «La digitalizzazione molto spesso agevola il paziente ma è anche vero che bisogna andare incontro agli anziani che hanno più difficoltà – afferma il sindaco di Lamporecchio e presidente della Società della Salute Valdinievole Alessio Torrigiani – anche per questo a San Baronto il Comune ha aperto la bottega della salute, aderendo al progetto regionale in collaborazione con Anci e gestito dai volontari Spi-Cgil».

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