Italia
Buggiano, uccide il padre a coltellate, un ex collega del reo confesso: «Benvoluto da tutti, poi sparì»
La testimonianza: «Era molto riservato, ma sembrava innocuo»
BUGGIANO. «Siamo rimasti tutti di sasso, parlando con gli ex colleghi nessuno aveva un ricordo negativo di lui». Simone Matteoni, cresciuto a Buggiano e 29 anni compiuti sabato scorso, è in stato di fermo (attualmente si trova in Psichiatria all’ospedale San Jacopo di Pistoia) accusato di aver ucciso a coltellate il padre Massimiliano, domenica sera. Ferendolo, prima, nei pressi del parcheggio del Don Carlos, a Chiesina Uzzanese, e poi colpendolo ancora dopo averlo trasportato in auto nei boschi della frazione Campioni, dove, in una scarpata, ha abbandonato il cadavere dopo avergli dato fuoco. Per poi, accompagnato dalla madre, andare a costituirsi la sera stessa ai carabinieri di Montecatini.
Un omicidio che ha sconvolto tutti, compresi gli ex colleghi di un concessionario di zona, con cui Simone lavorò circa cinque o sei anni fa. «Veniva da un’autofficina meccanica per auto da corsa della Piana Lucchese, fu assunto per consegnare le auto nuove – racconta un ex collega di quel periodo – Ne posso parlare solo bene, i clienti erano contenti e anche l’azienda lo considerava molto. Poi un pomeriggio sparì, scappò in Spagna dalla sorella (vicino Valencia) senza più tornare al lavoro. I capi erano pronti a perdonarlo ma lui restò là, trovò impiego in un’officina internazionale».
«L’ho rivisto un paio di anni fa – prosegue l’ex collega – lavorava in uno sfasciacarrozze di queste parti. Qualche volta mi ha chiesto dei consigli per delle macchine di alcuni suoi amici, mi pareva tranquillo. Era molto riservato, a parte quando sparì ai tempi del concessionario non aveva dato segni di disturbi di natura mentale (di cui pare soffra da tempo sottoponendosi a cure psichiatriche, ndr). Poi non so, le persone cambiano dall’oggi al domani...».
Risalendo ai tempi della scuola media, frequentata a Borgo a Buggiano, c’è chi lo ricorda agitato e spesso in “punizione”, ma non “pericoloso”. Nessuno avrebbe mai immaginato che potesse essere in grado di premeditare e compiere e ciò di cui è accusato. Frequentando l’istituto tecnico professionale Pacinotti, a Pistoia, si era poi appassionato ai motori, proprio come il padre (che in adolescenza aveva aiutato al distributore con annessa officina accanto alla discoteca Full Stop del Borgo), facendo di quella passione il proprio lavoro.
L’amore per la pesca in compagnia di amici, ma anche per la bicicletta, lo sci e lo sport all’aperto in generale – mentre da piccolo qualcuno lo ricorda per un periodo nel minibasket di Pescia – traspaiono anche dal suo profilo Facebook. Ha continuato ad abitare nel comune di Buggiano anche quando il padre si è trasferito a Spianate, una volta separatosi da sua madre. Con il passare degli anni sono cambiate anche le frequentazioni, motivo per cui molti coetanei lo hanno perso di vista.
Per il proprio disagio psichico il 29enne si era sottoposto a delle cure, anche se pare non assumesse i farmaci prescrittigli da qualche settimana. Il rapporto con il padre non era parso in alcun modo compromesso o problematico, al contrario, sembrava come sempre di reciproco affetto e di fiducia. Proprio quella fiducia che sarebbe risultata fatale a Massimiliano, che, non appena tornato dalle vacanze in montagna (nel Trentino) con la compagna, è andato all’appuntamento chiestogli insistentemente dal suo secondogenito. Non immaginando ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.
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