Il Tirreno

Montecatini

L'inchiesta

Le messe alla prova erano finte, in carcere presidente della onlus

di Massimo Donati
Le messe alla prova erano finte, in carcere presidente della onlus

Dietro le sbarre anche due beneficiari delle misure alternative alla detenzione.Un avvocato tra le persone indagate a piede libero dalla procura di Pistoia

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PIEVE A NIEVOLE. C’è chi lì avrebbe svolto attività amministrativa o di centralinista, chi invece avrebbe svolto la sua opera di pubblica utilità sul territorio, nella vigilanza boschiva e antincendio. Tutto nero su bianco nei documenti destinati al tribunale di sorveglianza e a quello di Pistoia, con cui l’associazione aveva stipulato una convenzione relativa alle misure alternative alla detenzione o al processo. Tuttavia, da tempo l’Ente tutela ambientale onlus non aveva più una struttura operativa né una sede in cui accogliere persone imputate o condannate beneficiarie delle misure alternative, né a Montecatini né a Pieve a Nievole. Questo secondo gli investigatori della squadra mobile di Pistoia che, anche attraverso le intercettazioni telefoniche, hanno raccolto gli elementi di prova che hanno permesso alla procura di chiedere e ottenere dal giudice delle indagini preliminari tre misure di custodia cautelare in carcere.

A finire dietro le sbarre per il reato di false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, il presidente e legale rappresentante dell’associazione di volontariato, Andrea Mussi, 35 anni, di Montecatini, e due uomini che alla Eta onlus risultava avessero svolto l’affidamento in prova quale misura alternativa alla detenzione: Giuseppe Martorana, 33 anni, di Montecatini, e Federico Mecca, 35, residente a Pescia. Per loro Mussi avrebbe certificato falsamente lo svolgimento di giornate di lavoro all’interno dell’associazione, entrambi come centralinisti. Per mezzo di tali false certificazioni, presentate al competente Ufficio esecuzione penale esterna, i due avevano dunque potuto evitare le sanzioni che il mancato adempimento avrebbe comportato.

Altre nove le persone indagate, per le quali non è stata richiesta alcuna misura, tra cui un avvocato che, consapevole dell’inconsistenza dell’associazione e delle modalità illecite con cui lì si potevano svolgere percorsi di messa alla prova, avrebbe agevolato i contatti fra un suo assistito e Mussi.

Quest’ultimo è indagato anche per altri reati. Come istigazione alla corruzione, per il denaro che gli sarebbe stato promesso dalla moglie (anche lei indagata) di uno dei beneficiari della messa alla prova. E quello di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e di truffa per un corso a pagamento per operatori della sicurezza da lui organizzato e stampando attestati di frequenza falsi con tanto di firma del prefetto.

Tra le accuse anche quella di cessione di sostanze stupefacenti, per la precisione cocaina, e di lesioni personali.

Come accennato, l’Eta aveva stipulato una convenzione della durata di cinque anni con il tribunale per accreditarsi come ente presso il quale far svolgere attività riparatoria a persone destinatarie della misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali e agli imputati ammessi al programma di messa alla prova o ai lavori di pubblica utilità. Attraverso varie attività, indicate nella convenzione come di protezione civile e di soccorso, addetto alla vigilanza antincendio o monitoraggio ambientale, attività di segreteria.

Il gip del tribunale ha disposta la misura cautelare della in carcere ritenendo sia l’unica in grado di impedire la reiterazione del reato.


 

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