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Montecatini, in cent’anni di calcio la storia di un’intera città in cerca del riscatto

Simona Peselli
Montecatini, in cent’anni di calcio la storia di un’intera città in cerca del riscatto

Un bagno di folla nel Salone Portoghesi delle Terme Tettuccio per l’appuntamento della quinta edizione di “Acqua in bocca (ma non troppo)

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MONTECATINI. C’è la moglie del tifoso più affezionato, Barbasol, che ritorna per un pomeriggio quella fidanzatina di diciassette anni che di nascosto alla mamma seguiva il suo futuro marito in trasferta. E poi l’albergatore ormai con i capelli bianchi, che per giocare in squadra aveva cambiato cognome e si faceva chiamare Pancilli, perché il padre assolutamente gli aveva vietato di perdere tempo dietro al pallone. Ma anche il vecchio capitano, i giocatori, gli allenatori che, arrivati a Montecatini per il calcio, si sono innamorati della città e hanno deciso di restarci a vivere. Tutti con gli occhi lucidi e i ricordi freschi.

Un bagno di folla, ieri, nel Salone Portoghesi delle Terme Tettuccio per l’appuntamento della quinta edizione di “Acqua in bocca (ma non troppo)”. Quel volume dalla copertina bianco-azzurra non è soltanto un omaggio a un secolo e oltre di calcio a Montecatini. “Il Volo dell’Airone”, firmato a tre mani da Roberto Grazzini, Carlo Fontanelli e Marcello Bartoli, è la storia di una città e della sua gente.

Di quelle maglie ruvide e pesanti che quando si bagnavano diventavano un’ancora al tappeto erboso. Delle corse a cercare i palloni finiti nel Salsero dopo l’allenamento. L’amore dei custodi dello stadio per quelle centinaia di ragazzi che sfilavano in cerca di una vittoria una stagione dopo l’altra. Le chiacchiere e le litigate nei bar, i tornei dei rioni, per ricercare quella voglia di riscatto che ha spronato nel dopoguerra una generazione diventata poi di imprenditori e albergatori di successo.

Il calcio a Montecatini è cresciuto insieme alla città, vivendo picchi di vittorie e curve in discesa fra retrocessioni e sconfitte. Ma sarà questa adrenalina di poter sempre cambiare le cose anche all’ultimo secondo, di ribaltare un insuccesso e magari, grazie al “fenomeno” di turno, riuscire a tornare in pista. Il calcio, sul campo come nella vita. Gioco di squadra per essere i più forti, e tanto sacrificio per non darsi mai per vinti nonostante tutto.

«Fare calcio a Montecatini non è difficile, è semplicemente impossibile – dichiarano gli autori del libro – ci hanno provato in tanti mettendoci in modo e maniera diversa passione, entusiasmo, soldi e tempo. Il feeling che lega la sfera di cuoio alla gente bagnaiola è sottilissimo e poco c’entra il dualismo col basket, sport principe in questa parte del Granducato, ma che non ha rubato uno spettatore al calcio. È un amore ondivago dettato dal momento più o meno felice della squadra provato dal tempo e dalle vicissitudini. Lo abbiamo scritto per evitare che oltre cento anni di pedate, leggende e numeri vadano perdute nel tempo come lacrime nella pioggia. Perché indossare quella maglia bianco-celeste è stato un privilegio».

Simona Peselli

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