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Ucraina, al sicuro a casa con la famiglia l’imprenditore montecatinese

Carlo Motroni con la moglie Alina nella lora casa di Pescia
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Carlo Motroni con la moglie Alina nella lora casa di Pescia

Erano scappati dall’Ucraina, all’alba del 24 febbraio quando c’è stato il primo bombardamento su Kiev, dodicesimo giorno di guerra

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PESCIA. Sono finalmente al sicuro nel loro appartamento di Pescia il montecatinese Carlo Motroni, la moglie Alina, la cognata e la sua bambina di un anno. Erano scappati dall’Ucraina, all’alba del 24 febbraio quando c’è stato il primo bombardamento su Kiev, dodicesimo giorno di guerra. E per Carlo e la sua famiglia erano stati giorni di fuga e di notti insonni. Difficoltà a trovare il tragitto giusto, il nascondiglio più sicuro, il carburante per le auto. Ma difficoltà anche a trovare la forza di abbandonare dodici anni di vita e di lavoro per l’imprenditore montecatinese e la moglie, che avevano da pochi mesi coronato il sogno di acquistare una bella villa vicino a Kiev. Erano fuggiti con un piccolo trolley e i passaporti. Ma sono riusciti a tornare a casa, a Pescia, dove parenti e amici in apprensione per la loro sorte li stavano aspettando da giorni.

Noi abbiamo documentato e raccontato la loro odissea dal primo momento.

«Adesso sono super impegnato nelle pratiche burocratiche – spiega l’imprenditore – documenti per mia cognata e la piccola. E fogli e ancora fogli. Mi sembra un sogno non sentire più nelle orecchie il sono delle bombe. Poter camminare senza guardare continuamente il cielo in attesa di un aereo che arriva per colpirci».

Finalmente la tranquillità, anche se certi traumi sono duri da superare. «Per notti intere non siamo riusciti a riposarci. Ora la tristezza è grande. Le telefonate e i messaggi dei nostri amici rimasti a Kiev non fanno sperare in nulla di buono. Anzi. È un pensiero costante».

«Nulla ci può portare indietro nel tempo – conclude Carlo – Ora apprezzo di più anche le cose che sono normali. Poter mettere benzina alla macchina, entrare in un supermercato. Camminare per strada. Non immaginavamo che la Russia potesse bombardare Kiev, per questo siamo rimasti con altri uomini d’affari fino all’ultimo. Pensare che il giorno prima eravamo a una riunione di lavoro e a cena fuori. Poi la notte è cominciato l’inferno. Le bombe hanno annullato la vita normale di una nazione e di tutto il mondo».



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