Il Tirreno

Montecatini

«Restano negli occhi quelle lunghe file di mamme e bimbi in marcia col freddo»

Simona Peselli
«Restano negli occhi quelle lunghe file di mamme e bimbi in marcia col freddo»

La colonna della Prociv partita da Montecatini è arrivata dopo 40 ore con i suoi aiuti in un villaggio vicino a Leopoli

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MONTECATINI. Quaranta ore di viaggio da Montecatini fino a un villaggio a pochi chilometri da Leopoli. Senza soste, alternandosi alla guida. Ivano Lucchesi, presidente della Prociv Arci, organizzatore della missione insieme a Francesco Benivegna, a Montecatini conosciuto come “l’uomo dei pacchi”, sono arrivati in Ucraina. «Ma il problema è stato riuscire a varcare la frontiera polacca per entrare inel Paese in guerra – spiega Ivano Lucchesi –. E poi il freddo. Non ce lo aspettavamo così. Eppure siamo partiti equipaggiati e non è la prima volta che ci troviamo in situazioni di emergenza”.

La notte il termometro scende anche a 16, 18 sotto zero. Non va molto meglio durante il giorno. È tutto ghiacciato e spesso nevica. Un serpentone di quaranta chilometri in uscita verso la frontiera di pullman, furgoni e tantissime auto. Ma in fila indiana, avvolti nei piumini con qualche coperta calata sulle spalle, ci sono loro: per lo più mamme con bambini piccolissimi per mano che spingono trolley o portano sulle spalle piccoli zaini. Ivano anche se guida non resiste a questa scena e scende dal furgone e si mette a distribuire pacchi di biscotti ai bambini. «Non è semplice passare dall’altra parte – spiega Bentivegna –. Neppure con tutti i documenti in regola, sia di quello che trasportiamo che i nostri passaporti. I militari polacchi ci osservano, controllano e poi almeno per quattro volte ci spediscono nuovamente in fondo alla fila. Non abbiamo il coraggio di ribattere. Non osiamo contraddirli. Il nostro scopo principale è quello di entrare in Ucraina».

Sui camion trasportano cibo, provviste per tutti, ma anche prodotti specifici per i bambini. «Non ci siamo scordati neppure una scorta per gli animali. Chi è scappato dai bombardamenti ha dovuto abbandonare molto spesso le bestiole che ora vagano senza meta», dice Francesco.

Un viaggio lunghissimo. «Riusciamo ad entrare che sono le sei del mattino – racconta Ivano –. Eravamo partiti da Montecatini venerdì. Il freddo ci paralizza le ossa. Non capisco se è quella fila da inferno dantesco di donne e bambini che vagano silenziosi, oppure il ghiaccio che c’è fuori a farmelo sentire in maniera tanto prepotente».

Destinazione in un villaggio vicino a Leopoli. «Dobbiamo raggiungere una fabbrica abbandonata – afferma Bentivegna –. Non c’è corrente elettrica e soltanto un faro illumina la struttura fatiscente. All’improvviso si materializzano una trentina di persone capitanate da Yuri che con una velocità impressionante svuotano i nostri mezzi e sistemano tutta la merce. Noi siamo stremati. Yuri ci ospita a casa sua, dopo una tazza bollente di té ci buttiamo a letto. Riusciamo a riposarci almeno quattro ore».

Qualche ora di tranquillità. «La mattina presto prima di ripartire il sindaco del villaggio viene a ringraziarci insieme ad altri rappresentanti del posto – continua Ivano Lucchesi –. Lo passiamo al telefono al sindaco di Chiesina Uzzanese. I ringraziamenti non finiscono più. Siamo così imbarazzati. Abbiamo solo voglia di chiedere scusa, anche se noi alla fine non c’entriamo nulla, per quello che sta accadendo. Per quelle file di bambini per mano alle mamme che è impossibile togliersi dagli occhi anche quando li chiudiamo».

Ritorno a Montecatini. «Adesso comincia il percorso inverso – conclude Francesco –. Ci aspettano altri 1.800 chilometri. Ma la nostra missione non finisce qui. È appena cominciata. Servono medicinali e ancora cibo. Qualche giorno di pausa nella sede di Massa e Cozzile e ripartiremo».


 

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