I ragazzi del Marchi-Forti imparano all’estero
L’istituto ha partecipato al progetto “Tecnotransfer 4.0” e gli studenti sono stati felici di apprendere un mestiere
PESCIA. Un’esperienza di lavoro all’estero è preziosa e “fa curriculum”. Lo sanno bene i 20 studenti dell’Istituto Marchi-Forti che hanno partecipato al progetto “Tecnotransfer 4.0” finanziato nell’ambito del programma Erasmus+ e che ieri mattina hanno ricevuto il loro attestato di frequenza.
L’Istituto Marchi-Forti è stata l’unica scuola della provincia ad aderire al progetto, insieme agli istituti tecnici della provincia di Lucca. Dei 48 studenti selezionati con un colloquio in lingua inglese e uno motivazionale sono finora partiti in 20, nel periodo compreso tra giugno e agosto 2021. Hanno svolto un tirocinio di un mese a Lisbona (Portogallo), Maribor (Slovenia) e Limassol (Cipro) beneficiando di una borsa di studio con la quale hanno coperto le spese di soggiorno.
«Per molti di loro si trattava del primo distacco dalla famiglia, non sono mancate le difficoltà – ha puntualizzato Massimo Vitulano, il docente tutor che ha accompagnato i ragazzi in questa esperienza – ma nonostante ciò e a dispetto di quanto viene ingiustamente detto di questa generazione, hanno caparbiamente deciso di portare a termine il proprio compito perché sanno ciò che vogliono».
A Samuele Cappelli, ad esempio, è stato offerto un impiego come manovale in una ditta edile. La cosa all’inizio lo ha spiazzato e non poco, certamente non rientrava in quella che poteva essere la sua aspettativa “formativa”, ma dopo un primo momento di destabilizzazione è riuscito a cogliere il senso più autentico dell’esperienza, all’interno della quale rientra l’acquisizione delle cosiddette “competenze trasversali”, quelle capacità cioè che determinano il modo di relazionarsi di una persona all'interno di un contesto lavorativo o sociale. È stato così per tutti. Cristal Soto, che a Cipro ha svolto il tirocinio all’interno di un’azienda che si occupava di montaggio di stampanti, ha detto: «Anche se non era inerente al mio indirizzo di studio ho imparato molto, lo rifarei volentieri».
Per tutti è stato fondamentale l’incontro con altri ragazzi, forse inizierà a maturare quel sentimento europeista che continua ad essere così estraneo a questa generazione, esattamente come lo è stato per quelle che l’hanno preceduta. Alla domanda "quanto vi sentite europei" è seguito un silenzio molto eloquente, spezzato da un sincero “io mi sento italiano”, anche se dopo un’esperienza formativa all’estero – hanno ammesso, infine – quei confini geografici che appaiono così netti hanno iniziato a sfumarsi.
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