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Montecatini

Pochi camerieri a Montecatini? «Non si trovano per i salari da fame»

Giancarlo Fioretti
Pochi camerieri a Montecatini? «Non si trovano per i salari da fame»

Cartei (Cgil) e Bellandi (Cisl) replicano ai ristoratori: «Non c’entra il reddito di cittadinanza, ma le scarse tutele»

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Giancarlo Fioretti

montecatini. I sindacati dei lavoratori del commercio e dei servizi non condividono quanto espresso da alcuni titolari di pubblici esercizi riguardo alle difficoltà nel reclutamento del personale.

In un articolo pubblicato dal Tirreno il 9 agosto scorso, le cause della carenza di cuochi e camerieri, baristi e pizzaioli venivano individuate nell’erogazione del reddito di cittadinanza e nella scarsa volontà da parte dei più giovani, di sacrificare, sull’altare del Dio lavoro, i giorni festivi e le ore notturne. La voglia di vacanza, dopo un anno e mezzo di restrizioni dovute al Covid, viene poi indicata, sempre da alcuni datori di lavoro, come una concausa di questa situazione, che sta mettendo in crisi soprattutto il lavoro stagionale nei bar e nei ristoranti.

Una simile analisi della situazione viene ritenuta del tutto errata da Alessandro Cartei, segretario provinciale della Filcams Cgil che, in provincia di Pistoia conta 3. 800 iscritti. «Non è assolutamente vero che i giovani non vogliono lavorare. Pretendono però di farlo con regolari contratti di lavoro, che rispecchino la contrattazione nazionale di categoria. Purtroppo a Montecatini (ma non soltanto lì) in moltissimi casi vengono proposti all’aspirante lavoratore dei finti contratti part-time, che mascherano in realtà un impegno a tempo pieno. In pratica, a fronte di una copertura assicurativa e previdenziale di quattro ore, la permanenza sul luogo di lavoro arriva a coprire le 8/10 ore. Senza riguardo alcuno se si tratta di ore di lavoro straordinario oppure notturno o festivo. Di fronte a queste vere e proprie illegalità – prosegue Cartei – molti lavoratori hanno iniziato a dire “No, grazie”. È quindi l’assenza dei diritti, secondo Cartei, ad aver svuotato banconi e cucine, non certo misure come il reddito di cittadinanza.

«La dignità di una persona – prosegue il segretario Filcams – è il lavoro, non certo un sussidio. Vi posso assicurare che tutti cercano, in primo luogo, un lavoro. Ma lo vogliono con i crismi della legalità. Il punto nodale della questione, del resto, è piuttosto facile da intuire: molti titolari di attività – molti, non tutti – non vogliono pagare quanto stabilito dai contratti nazionali. Così facendo, la penuria di personale ci sarà sempre, perché sempre più gente ha iniziato ad aprire gli occhi».

Che non siamo di fronte ad un’epidemia di lassismo, lo conferma anche Giada Bellandi, segretaria della Fisascat Cisl per la provincia di Pistoia, ove conta circa 2. 100 iscritti. «I lavoratori stagionali sono l’anello debole della catena. Le modifiche apportate all’indennità di disoccupazione nel 2015, in pratica riducono la copertura di questa forma di tutela dei lavoratori precari. Questo fa sì che ci siano sempre più lavoratori che cerchino situazioni lavorative a tempo indeterminato, al di fuori del giogo della stagionalità che, in definitiva, è quanto possono offrire la maggior parte dei bar, alberghi e ristoranti di Montecatini. Il fatto che poi vi siano alcuni che preferiscano fruire di un ammortizzatore sociale come il reddito di cittadinanza, va visto come una forma di autotutela. In molti è scattata la consapevolezza di non sottostare più alle ingiustizie dei finti contratti part time. Questi, oltre che mortificare il lavoratore al momento, lo danneggiano anche in prospettiva, riducendo il suo accesso all’indennità di disoccupazione, detta Naspi. In pratica – conclude – più il contratto nazionale viene disatteso, meno persone accetteranno un lavoro dietro al quale si cela uno sfruttamento».

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