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Albergatore in odor di camorra I giudici confiscano 10 milioni
Il provvedimento riguarda alcuni immobili tra cui l’Hotel Medici e l’Hotel Le Fonti La Dia di Firenze ritiene Rastelli vicino al clan Formicola, nonostante l’assoluzione
montecatini. La Direzione investigativa antimafia, al termine degli accertamenti eseguiti dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha dato esecuzione a un provvedimento di confisca di beni nei confronti di un imprenditore di origini campane ma residente a Montecatini, Francesco Rastelli, che opera nel settore immobiliare e in quello turistico-alberghiero. I beni oggetto del provvedimento di confisca sono nelle province di Firenze, Pistoia, Roma e Venezia e consistono in quattro società, tre fabbricati tra cui due alberghi, sette automezzi e decine di rapporti finanziari, per un valore complessivamente stimato di oltre 10 milioni di euro. I due alberghi oggetto della confisca sono l’Hotel Medici di via Montebello e l’Hotel Le Fonti di viale Francesco d’Assisi, di proprietà di Rastelli ma gestiti da due società che non sono coinvolte nell’inchiesta.
La Dia ha ricostruito il profilo soggettivo e analizzato gli aspetti patrimoniali dell’intero nucleo familiare di Rastelli, accertando una rilevante sproporzione tra la ricchezza accumulata negli anni anche per interposta persona e quanto dichiarato al fisco.
Il provvedimento emesso dal Tribunale di Firenze conferma, a distanza di un anno, il sequestro conseguente ad una proposta del direttore della Dia, generale Giuseppe Governale, eseguito nei confronti dell’imprenditore campano che si è trasferito in Toscana negli anni Novanta e ritenuto legato agli ambienti camorristici napoletani e in particolare al clan Formicola. Già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, Rastelli, spiega una nota della Direzione investigativa antimafia, «è risultato fin dal 1985 gravato da condanne che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, alla detenzione di armi, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e alla ricettazione fino ad imputazioni per favoreggiamento della latitanza di un camorrista». Quest’ultimo secondo gli inquirenti fu ospitato in uno dei due alberghi di Montecatini ora sottoposti a confisca.
Nel settembre 2007 Francesco Rastelli e la moglie Laura Abagnale erano stati arrestati nell’ambito di una maxi-inchiesta con 104 indagati, accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, usura, estorsione, furto di Tir e di assegni, spaccio di droga e di banconote false. Assolti in primo grado dopo sette anni, sono stati condannati in appello e nuovamente assolti in Cassazione per un vizio di forma. Un esito che non ha impedito che scattasse la misura di prevenzione patrimoniale. La richiesta di sequestro finalizzato alla confisca risale al 31 dicembre 2019, prima dell’ultima sentenza della Cassazione, ma quella sentenza ha solo reso più difficile il lavoro della sezione della guardia di finanza presso la Dia, perché il procedimento penale e le misure di prevenzione sono due cose distinte e l’eventuale assoluzione nel penale non mette al riparo dalla confisca, se viene provata la pericolosità sociale del soggetto a cui si vogliono togliere i beni, e soprattutto la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti.
Questo infatti è accaduto a Francesco Rastelli. I finanzieri della Dia hanno continuato pazientemente a spulciare le carte dell’inchiesta, mentre piovevano i ricorsi della difesa. Alla fine il Tribunale si è convinto della fondatezza della tesi accusatoria e ha ordinato la confisca dei beni, che in vicende come questa è un aspetto ancora più importante di quello penale perché va a toccare il portafoglio, a fronte di eventuali condanne che spesso restano virtuali. La battaglia però non è finita perché la difesa di Rastelli può ancora fare ricorso contro il provvedimento. —
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