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Montecatini

la testimonianza 

Il racconto di un medico di famiglia «Troppi ritardi con i vaccini agli over 80»

Gian Ugo Berti
Il racconto di un medico di famiglia «Troppi ritardi con i vaccini agli over 80»

L’analisi del dottor Carlo Benvenuti, segretario provinciale dello Snami. «Adesso dobbiamo recuperare il terreno perso».

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Gian Ugo Berti

MONTECATINI. «“Non voglio ricoverarmi, perché in ospedale “si muore”». Lo diceva un paziente nella prima fase della pandemia, gravemente colpito da Covid, perché spaventato dalle tante bare che da Bergamo venivano portate a Firenze nei forni crematori per la mancanza di posti nei cimiteri. «Così, assieme ai familiari nel ruolo di infermieri – spiega il medico curante – l’abbiamo curato a casa fra mille difficoltà e preoccupazioni». A parlare è Carlo Benvenuti, segretario provinciale a Pistoia, dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani).

In un anno di Covid, quasi un decesso al giorno fra i medici, senza contare infermieri e farmacisti. Come medico di base, può raccontare un episodio che l’ha emotivamente e professionalmente coinvolta durante la prima fase della pandemia?

«Sicuramente un amico poliziotto colpito da covid, con una polmonite bilaterale, che non voleva assolutamente ricoverarsi perché in ospedale "si muore" , per cui ho dovuto curarlo a domicilio. Due tre volte al dì i familiari mi fornivano i parametri vitali, pressione arteriosa, saturazione di ossigeno temperatura corporea, frequenza respiratoria e sulla base di questi dati variavo la terapia. Sono stati giorni di ansia per il paziente , ma non nascondo anche di preoccupazione per me».

Le sue varianti della pandemia cominciano a colpire adesso anche la fascia d’età infantile, non coperta dai vaccini disponibili. Cosa dobbiamo aspettarci?

«Quando siamo giovani, si pensa di essere immortali. Non abbiamo la saggezza che ci deriva dalla cultura e dall'esperienza. I giovani devono portare le mascherine e non creare assembramenti. Non ci sono, a mio avviso, altre soluzioni. Per quello che riguarda l'infanzia sono preoccupato per la mancanza di vaccini e per la possibile diffusione delle varianti del virus che ne consegue».

Quale è la vostra situazione vaccinale?

«Ai medici di famiglia sono mancati, nel mese di febbraio e nelle prime due settimane di marzo, i vaccini per la tanto strombazzata campagna vaccinale over 80 (sono stati destinati al personale amministrativo delle Usl). Attualmente stiamo recuperando il tempo perduto grazie alla fornitura implementata dei vaccini da parte dell' Azienda Usl Centro e soprattutto all'impegno costante e continuo dei medici di famiglia che da soli, senza supporto logistico, danno un contributo importante in questa battaglia contro il covid. Solo con la vaccinazione in tempi rapidi potremo salvare vite umane e uscire da questa emergenza sanitaria».

Quale aggettivo userebbe per indicare il livello dell’assistenza sanitaria nel suo territorio?

«Risponderei con un sufficiente: all'inizio della pandemia mancavano attrezzature per la terapia intensiva, posti letto per la rianimazione, personale specializzato (vent'anni di tagli alla sanità si sono visti tutti), mancanza di dispositivi di protezione individuale: tutti impreparati, con comprensibili errori gestionali. Credo però che la medicina di base nella zona della Valdinievole abbia risposto egregiamente, facendosi carico dei malati covid a domicilio, monitorizzandoli come ho fatto io con il mio amico poliziotto, dando sicurezza e tranquillità alla popolazione: essere presenti telefonicamente 12-14 ore al giorno ha evitato la corsa ai pronto soccorso degli ospedali». —

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