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«Vaccinarsi a Pescia ma non all’ex Filanda Molto meglio il Mefit»
L’amministrazione comunale torna a proporre il mercato «Hub ideale per la Valdinievole, senza spostarci troppo»
PESCIA. Per le vaccinazioni meglio il Mefit che la ex Filanda. La giunta municipale torna a ribadire, attraverso una nota alla stampa, la necessità che i pesciatini si vaccino a Pescia, ma non alla ex Filanda (ritenuta un luogo “non adatt) bensì al Mefit, così come si caldeggia da diverse settimane. L’ipotesi sarebbe quella di sfruttare la parte esterna, così da non intralciare il lavoro degli operatori.
«Ci chiediamo, e lo chiediamo alla Regione e all’Asl: è troppo chiedere che i cittadini di Pescia o della Valdinievole siano vaccinati a Pescia? Dopo l’esperienza dello scorso fine settimana alla ex Filanda, è palese che questi risultati non si possono ottenere in quel luogo e quindi rilanciamo con grande fermezza la proposta di realizzare in area Mefit, come proponiamo da mesi, un grande hub per Pescia, la Valdinievole e la provincia tutta. È possibile, ma soprattutto è accettabile, che i protocolli in Toscana siano insormontabili, mentre nel Lazio si può vedere che i protocolli si possono adattate alle situazioni e alle emergenze?».
La giunta ha sottolineato, poi, la necessità di riprogrammare il sistema delle prenotazioni in modo di garantire che ognuno resti il più possibile vicino alla propria residenza. «C’è da chiedersi se in questa battaglia – prosegue il comunicato – la tecnologia debba essere considerata una grande alleata o un avversario subdolo. Siccome può e deve essere un grande strumento, che ci aiuti ad affrontare la pandemia. Sta ai decisori trovare una soluzione che venga incontro ai cittadini».
Infine un appello perché la Regione preveda aiuti seri alle attività, alle partita Iva, al mondo della cultura e dello sport, alle famiglie, se non si vuole che le città, a partire dai piccoli centri minori, montani, siano desertificate. «Dopo la chiusura in rosso la gente è allo stremo, le attività commerciali e turistiche stanno chiudendo e i risultati sono ben lontani dagli esiti sperati, specialmente nella nostra città e nella nostra provincia ormai chiuse dal 26 febbraio. La comunità deve vivere, lavorare e soprattutto mantenere la propria dignità e i decisori pubblici devono trovare risorse, tempi, strumenti che affrontino questi problemi». —
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