Il presidio
Il Covid mette lo zampino anche nell’olio
Esportazione aumentata del 13,2 per cento ma è il mercato interno a soffrire con gli spacci aziendali e i ristoranti chiusi
Luca Signorini
L’anno simbolo della pandemia ha colpito diversi settori merceologici ma non l’olivicoltura. Le ripercussioni ci sono state nel 2020, ma non così gravi da pregiudicare una parte importante dell’economia della nostra provincia, con centinaia di piccoli produttori attivi da anni tra la Valdinievole e il pistoiese. Il monitoraggio di Coldiretti evidenzia come la stagione passata sia stata buona per le olive, «con un aumento medio del 20% del frutto rispetto al 2018».
Il confronto non è con il 2019, annata tragica e da dimenticare per le condizioni climatiche sfavorevoli e la massiccia presenza sul territorio della “mosca olearia”, un parassita tra i più dannosi per gli uliveti, con le larve di questi insetti che si nutrono della polpa delle olive, scavando profonde gallerie. Lo scorso anno la “mosca” è scomparsa, anche grazie all’impegno dei produttori che, tramite diverse tecniche, hanno ridotto l’attacco del parassita.
Comunque, anche se le olive raccolte sono aumentate, questo non si è tradotto per forza di cose in una maggiore produzione di olio extravergine toscano. La colpa è da far risalire alle preoccupazioni portate dal Covid, all’incertezza nel futuro. «Molti olivicoltori, nel timore di possibili blocchi dettati dalla pandemia, hanno anticipato la frangitura a inizio ottobre per evitare rischi, ma ottenendo così basse rese – spiega Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Pistoia – chi ha atteso la perfetta maturazione delle olive, invece, ha migliorato la resa».
Dunque nel 2020 la quantità di olio è rimasta in linea al 2018. «Qualitativamente l’extravergine pistoiese, in linea con tutta la Toscana, è eccellente – dice Ciampoli – i dati Istat raccontano un 2020 importante per l’export toscano nel suo complesso, nonostante il Covid, con una crescita del 13,2%».
Le ripercussioni maggiori si sono avute nel mercato interno con le vendite che non decollano, e non c’entra il prezzo dell’extravergine di qualità, che è in leggero aumento. «Purtroppo, l’attuale campagna di vendita desta preoccupazioni, visto il crollo delle vendite ai turisti nei punti vendita aziendali, negli agriturismi pistoiesi e in tutta la ristorazione – continua il rappresentante dell’associazione coltivatori – soffrono per la pandemia anche le esportazioni, visto che pure al di fuori dei confini nazionali alberghi e ristoranti lavorano a scartamento ridotto». Conclude Ciampoli: «La via per dare un futuro all’olivicoltura pistoiese, spesso parcellizzata, è quella della formazione e degli investimenti. Elementi contenuti nel nostro progetto di filiera Evo 2.0 (nell’ambito del Piano di sviluppo rurale della Regione Toscana, nda), che nonostante il Covid ha condotto molte iniziative formative per gli operatori, oltre ad aver favorito gli investimenti, sia con nuovi e reimpianto di uliveti, sia con investimenti tecnologici in frantoio». –
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