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«Piuttosto che restare aperti è meglio andare ai semafori»
Il titolare del Kyoto Caffè che l’anno scorso lanciò una raccolta fondi per non chiudere racconta le lunghe giornate vuote nella zona rossa
Pieve a Nievole. Dover vivere con 60 euro di incasso al giorno. Togliendo il costo di paste, pane, schiacciate, affettato, affitto, bollette della luce e spese varie. E ritrovarsi quando va bene con dieci euro al giorno per far la spesa per mangiare. La vita di un barista di 50 anni in piena pandemia da quattro settimane in zona rossa e con la prospettiva di rimanere, nel migliore dei casi, per altrettanto tempo. «Guadagnerei di più a un semaforo a chiedere l’elemosina, e in quel caso non dovrei neppure pagare le tasse», si sfoga Alessandro Niccoli, titolare del Kyoto Caffè in via Mezzomiglio a Pieve a Nievole . E lo fa perché è l’unica cosa che gli rimane da fare, mentre con il telefonino registra le varie fasi della sua lunga giornata. Mentre apre la mattina presto e poi, ininterrottamente, fino alla sera. Filma i marciapiedi e la strada deserti, il suo locale vuoto. Un silenzio surreale, l’angoscia che ti attanaglia. Gestire un bar in piena zona rossa, dovendo esclusivamente fare il servizio da asporto, non è un successo economico, piuttosto una lotta di sopravvivenza.
Ma Alessandro Niccoli non può neppure permettersi di chiudere l’attività, perché questa finora è stata la sua vita. «Purtroppo è trascorso un anno, ma le cose non sono cambiate. Anzi, solo peggiorate. A maggio 2020 riuscimmo ad aprire grazie all’aiuto che ci arrivò dai clienti».
Durante la prima pandemia il Kyoto Caffè lanciò una raccolta fondi, raccogliendo donazioni di amici e clienti. «Ma stavolta – continua Alessandro Niccolai – non me la sento di chiedere nulla. Purtroppo è un momento serio per tutti, in cui molte persone sono senza lavoro e devono vivere con sussidi di disoccupazione facendo sacrifici».
Zona rossa che in un momento di crisi sembra proprio non finire mai. «I giorni trascorrono uno dietro l’altro – aggiunge Alessandro – senza alcuna prospettiva. Ho quasi 50 anni e davanti a me non vedo futuro. Cerco di vivere giorno per giorno, puoi sperare quanto ti pare, ma alla fine la situazione è questa. L’unica soluzione sono i vaccini, ma la lentezza con cui vengono fatti è assurda». —
Simona Peselli
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