Il presidio
Ora i “Dimenticati a distanza” pretendono di essere ascoltati
Gli studenti del liceo Lorenzini partecipano alla protesta delle scuole italiane Scrivono al ministro: «State creando una generazione di sfiduciati dalla politica»
Maria Salerno
PESCIA. “State creando una generazione di sfiduciati dalla politica”. È questo il j’accuse lanciato dagli studenti del liceo Lorenzini di Pescia nel giorno della protesta nei confronti della didattica a distanza. L’acronimo più inflazionato nel mondo della scuola, dad, trasformato in “dimenticati a distanza” a voler esprimere prima di tutto quello che è lo stato d’animo di questi ragazzi, che si sentono abbandonati, non ascoltati “da coloro che dovrebbero volere il bene della nostra educazione”. Oltre che sui cartelli di cui hanno tappezzato la scuola, lo mettono nero su bianco, in una lunga lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.
“Ciò che è fondamentale è che le scuole di ogni ordine e grado siano messe in sicurezza e siano, in emergenza, le ultime a chiudere e le prime a riaprire – scrivono –. L’educazione, come ci è stato insegnato da quando siamo bambini, dovrebbe essere la prima cosa per un ragazzo: di conseguenza, la scuola dovrebbe essere l’ultima istituzione ad essere sacrificata in questa situazione. L’insegnamento non è fatto solamente di lezioni (che molto spesso neanche vengono svolte, per problemi di rete), ma anche di contatto e di socializzazione”.
Si sentono “miseri pallini su uno schermo” con questa didattica mediata da un monitor che “non può essere considerata scuola”, ribadiscono con forza. E che non li mette nella condizione di avere gli stessi rendimenti ed usufruire delle stesse opportunità che, invece, offre la didattica in presenza.
“Chiediamo di essere ascoltati – prosegue la lettera – e pretendiamo la volontà, a un anno dall’inizio della pandemia, di non scaricare ancora sulle scuole e sugli studenti colpe che sono invece da imputare alla gestione nazionale della pandemia. In questo momento, infatti, è necessario riflettere sulla reale pericolosità della scuola in presenza: ciò su cui è più necessario agire, e su cui sembravano essersi compiuti dei progressi qualche tempo fa, è la prevenzione al problema e il corretto utilizzo dei mezzi pubblici utilizzati dai ragazzi. Tutto il non fatto del governo (manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture scolastiche, potenziamento dei trasporti, investimento nei presidi sanitari territoriali) non poteva che amplificare drammaticamente il caos e il disorientamento relativi alla riapertura e all’organizzazione delle scuole”.
Il messaggio dei ragazzi non mira solo alla tutela dell’educazione, seppur messa a dura prova, ma della salute mentale dei giovani. “Non è un caso che esistano degli studi che collegano la pandemia e la chiusura delle scuole all’aumento dei suicidi giovanili; come non è un caso che tra i giovani non faccia che aumentare la diffidenza nei confronti di chi ci governa. Riteniamo necessaria la didattica in presenza, in sicurezza, la chiediamo a nome di tutti i ragazzi che si sono stancati di vivere ogni giorno uguale a quello precedente, con gli occhi e la testa doloranti e un corpo che vive sempre le stesse abitudini da ormai un anno”. —
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