Il presidio
Un montecatinese a Parigi racconta il “suo” Covid
Michele Innocenti e la sua famiglia sono risultati positivi nella primavera scorsa «Allora non si sapeva ancora molto sul virus e ce la siamo cavata stando a casa»
Roberto Grazzini
MONTECATINI. Le note dolci del pianoforte arrivano ben distinte attraverso la chiamata via whatsapp. Mancano pochi minuti alla 19 ma il maestro Michele Innocenti sta ancora facendo lezione al Conservatorio di Parigi. L’appuntamento era per le 18, ora in cui, oltralpe, di regola, ognuno deve essere a casa. Anzi doveva, come ci spiega il diretto interessato.
Da domenica il coprifuoco inizia alle 19 anziché alle 18 – ci spiega Michele – è possibile uscire di casa per un raggio di 10 chilometri e le scuole restano aperte. Del resto non hanno mai chiuso».
Il Covid picchia duro sotto la Torre Eiffel, come in Provenza, nella Loira e anche oltre i Pirenei, ma non abbastanza da piegare la “grandeur” dei discendenti dei Galli, caparbi nel cercare di esorcizzare in ogni maniera il virus.
«L’educazione, l’istruzione e tutte le forme dell’arte sono i loro punti di forza – prosegue questo anomalo parigino di residenza, cittadino del mondo ma montecatinese nell’anima –. Sotto il profilo delle lezioni, non ho perso un allievo anche se ovviamente non posso fare concerti. In ogni caso qui esiste l’associazione “Les intermittents du spectacle”, categoria che riunisce musicisti, attori di teatro e cinema. Ma non solo: macchinisti, addetti alle luci, operatori e manovalanze del settore. È stata creata nel 1936 e per il suo statuto è caratteristiche è unica nel suo genere. Praticamente è una forma di assicurazione specifica del lavoro artistico ed è soggetta al raggiungimento di un numero di ore lavorative annuali, concerti, prove, lezioni, che possono essere in parte rimborsate. Nel caso dei musicisti varia dal numero di prestazioni e dalla retribuzione del cachet dello spettacolo».
Lui, la moglie e i due figli hanno avuto a che fare col morbo venuto dall’Oriente, nella primavera dello scorso anno. «Non si sapeva molto sul virus allora ma per fortuna, pur stando male – ricorda il maestro– ce la siamo cavata stando a casa. Già allora però esisteva un ente statale molto vicino alla gente, che ti chiama a casa, tre o quattro volte al giorno, per tenerti sotto controllo, per sapere come stai e di cosa ai bisogno».
Questo era il passato. E il presente? «Come in Italia le piattaforme virtuali vanno alla grande e a tale proposito nei prossimi giorni gli studenti del conservatorio faranno diverse esibizioni individuali inserite in una sorta di concerto a visione gratuita».
E infine un interessante e suggestivo progetto futuro. «Si tratta di un ciclo di concerti per voce e pianoforte che partiranno ad aprile del 2022 con molte date già confermate nei principali teatri e auditorium francesi. Avrò il piacere di avere al mio fianco l’attrice Ludivine Sagnier, protagonista femminile di “The New Pope” a fianco di John Malkovich e Jude Law, che interpreterà i testi di Éric Fonteny al violoncello. Il programma è incentrato sulle composizioni di Debussy e Faure e le collaborazioni letterarie con i loro amici poeti Verlaine, Baudelaire, Théophile Gautier, Romain Bussine».
Andra tutto bene? Chissà. Come diceva Victor Hugo: “Le bonheur est parfois caché dans l’inconnu”. Ovvero, la felicità a volte è nascosta nell’ignoto. —
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