Il presidio
Il prete del popolo avvia la “class action” contro le bollette con costi troppo alti
Don Giovanni Papini ha lanciato un appello su Facebook e ha coinvolto nell’iniziativa anche due consiglieri regionali
Annalisa Ercolini
PESCIA. “Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scarti, agli ultimi”. In un passo, dell’Enciclica Fratelli Tutti ispirata alla figura di San Francesco D’Assisi, si legge anche: “si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti”.
In Valdinievole, preti che si ispirano a San Francesco, in verità, ce ne sono diversi, ma nessuno come don Giovanni Papini, che ha creato una “Class action” in aiuto ai suoi parrocchiani, costretti a far fronte a bollette con costi esorbitanti. Il prete pesciatino, 57 anni, oltre a collaborare con il parroco don Valerio Mugnaini nelle parrocchie di San Michele e dei Santi Stefano e Niccolao, è anche autore del libro “I colori dell’anima”.
«Vivo le difficoltà come tutti gli altri, – spiega con voce pacata – ho l’esperienza di amici e di alcuni familiari che sono disoccupati. Uno dei miei compiti è ascoltare le persone e nel seguirle mi raccontano problemi, quelli concreti della vita, dove non riescono a portare avanti la famiglia, neppure pagando le spese delle utenze».
Il “prete del popolo” ha iniziato la sua battaglia l’11 febbraio dalla sua pagina Facebook e, insieme ad altri, si è attivato «chiedendo alle persone di partecipare, di muoverci insieme poiché le bollette (luce, gas, telefono) mostrano una differenza notevole tra consumo e costo reale. Ho tentato di aiutare delle persone che sono in crisi totale e non riescono a fronteggiare quelle spese. So cosa vuol dire arrivare a fine mese con difficoltà. Mia mamma ha allevato due figli da sola, mio padre è mancato presto. Conosco la difficoltà della ricerca di un impiego perché anch’io, prima di diventare sacerdote, lavoravo in un’azienda».
Oltre a questo don Giovanni Papini ha coinvolto due politici: Marco Niccolai, gruppo Pd in Regione Toscana, e Vittorio Fantozzi, ex sindaco di Montecarlo e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, «poiché le persone non sono ascoltate singolarmente e nessuno prende posizione. Perciò c’è un pessimismo totale. Invece penso che il cittadino abbia la capacità e la possibilità di portare avanti delle azioni che sono comuni. La politica è al servizio del cittadino. La politica rappresenta il popolo, è il popolo che fornisce questa delega assoluta».
Il dialogo, l’azione e il cuore sono il fulcro del prete del popolo che non perde fiducia davanti a niente, bensì sottolinea: «Siamo abituati ad avere la soluzione dall’oggi al domani, invece questo è un percorso di riorganizzazione economico sociale. Mi sto muovendo anche con le associazioni dei consumatori. Qualcuno ha parlato di Davide e Golia, non è così. Nella mia famiglia mi hanno insegnato a dire le cose per quello che sono. Ho fatto questo perché la politica ha il dovere di intraprendere questo percorso con noi. Si tratta di vita sociale, di un bene comune, che compete oltre alle singole persone anche allo Stato. Il bene comune è una ragion d’essere di un’autorità politica. Al centro, non ci può essere solo l’utile ma anche ragioni sociali, morali».
Nonostante il suo sia un cuore malato, lo ha piazzato vicino al cervello tanto da farli funzionare all’unisono.
«Nel 2011 – spiega – mi hanno diagnosticato la malattia degenerativa del cuore (cardiomiopatia dilatativa) che nel tempo necessita di un trapianto. Al centro trapianti mi hanno insegnato a lottare e fare le cose giorno per giorno. C’è una marea di gente depressa e io non sono il Salvatore. Sono insieme alle persone perché ci sto in mezzo; è per questo che dico: il popolo si deve rendere responsabile. Io credo realmente che la gente abbia questa possibilità. Non smetterò di dire: uniamoci». –
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