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Il Maggiolone nel bosco torna a nuova vita... a pezzi
Il ristoratore di professione (e meccanico per passione) Marco Giuliani lo smonta e riutilizza i meccanismi per gli altri veicoli “datati” di sua proprietà
Luca Signorini
Marliana. C’è un Maggiolone nel bosco, 4 o 5 curve sopra il paese di Marliana. Il rosso fiammante è un po’sbiadito dal tempo che scorre e dal giaciglio di fortuna, che poco protegge. Potrebbe essere diventato un covo di cinghiali o di altri animali selvatici: peli sui sedili e orme intorno farebbero pensare a una frequente presenza di ungulati, attirati dal forte odore di meccanica. Sta lì da anni, immobile in un dirupo, tra sterpaglie e piante che lo avvolgono. È uno scrigno con dei segreti e di sicuro una storia, che non conosciamo. Lontano un chilometro dalla strada asfaltata, lo raggiungi per un sentiero dentro la selva oscura. Non è per nulla una carcassa, o un ammasso di ferro vecchio come a chi trascura potrebbe sembrare. La ruggine lo ha malandato ma non ancora sconfitto, la carrozzeria è ammaccata ma sempre integra. E soprattutto sta in piedi. C’è un Maggiolone nel bosco e c’è anche chi se ne prende cura, indossa gli stivali e gli porta i viveri (la cassetta degli attrezzi), poi gli smonta i “pezzi” per dargli una nuova vita. Un esempio: due borchie delle ruote sono diventate due orologi a muro. Se non è amore questo.
«La prima volta che ci sono andato era il 2015, adesso vedo se mi porto dietro un trattore e lo rimetto in strada».
Marco Giuliani si definisce “malato” di auto d’epoca, «quando la passione ti prende e non ti molla». Tanto da finire nel mezzo a un bosco per non abbandonare al suo destino già tragico un Volkswagen 1302 versione vetro piatto con ammortizzatori anteriori, prodotto nei favolosi anni ’70. Simbolo della bella vita. La parola d’ordine è recuperare. E non c’è quasi niente da buttare. «Ho già preso le maniglie della portiera, le maniglie in gomma interne lato passeggero, i vetri posteriori e alcuni gadget all’interno dell’abitacolo», dice Giuliani, che fa il ristoratore di professione (suo il ristorante Giuliani di Chiesina Uzzanese) ed è meccanico per hobby.
La lista dei componenti ancora intatti e da poter riutilizzare è piuttosto lunga: i vetri anteriori, il cassettino di metallo porta oggetti, il meccanismo dei tergicristalli sempre funzionante, il tappo in ferro del vano stereo originale Volkswagen, il leveraggio per le bocchette d’aria, il convogliatore per l’acqua e l’aria anteriore. Poi il contachilometri delle parti del volante, il dispositivo del clacson, il piantone dello sterzo e il guscio dello sterzo, il cofano posteriore dei cerchi, la panca del sedile sul retro, alcune parti elettriche che hanno resistito alle intemperie perché al coperto.
E non è finita: «Mi sono rimasti il motore, il cambio e i semiassi da prendere – aggiunge Giuliani – anche i tamburi dei freni sembrano in buone condizioni, ma sono calcificati dalla ruggine e non sono riuscito a toglierli. Ci riproverò».
L’elenco è per dire che se con un cacciavite in mano fai miracoli, anche una vecchia auto chissà da quanto lasciata a marcire in un fosso può restituirti elementi per un’altra auto oppure per qualcos’altro. Persino per due orologi.
Con le mani sporche d’olio, pure questa è economia circolare. Riparare, meglio certo di buttare. –
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