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«Chiusa in quarantena con i miei due figli ora che ho un bisogno disperato di lavoro»
Ex stagionale in un albergo, la donna a 43 anni si è trovata senza alcun reddito. «Mi aiuta qualche amico quando può»
Simona Peselli
montecatini. Le storie ai tempi del covid “puzzano” di povertà e di vergogna. Perché sono sempre di più i racconti che parlano dell’amica, o del vicino di casa. Di quel signore gentile che tutti i giorni incontravi al bar a prendere il caffè o incrociavi sul marciapiede dopo aver parcheggiato. Sono realtà che riguardano la gente comune, non solo quella fascia di emarginati, spesso stranieri, che eravamo abituati a guardare da lontano in fila fuori dalla Caritas ad aspettare che venissero distribuiti i pasti caldi.
A Montecatini, dopo la chiusura degli alberghi, hanno perso il lavoro in centinaia. Famiglie intere che da un giorno all’altro si sono ritrovate a dover inventare il modo per portare il mangiare a tavola. Senza parlare degli affitti di casa, che moltissimi non hanno avuto più la forza di pagare.
Francesco Bentivegna di realtà così, da quando è iniziata la crisi economica dovuta al Covid, ha imparato a conoscerne tante. «Anche troppe – racconta – il numero del mio cellulare ormai ce l’hanno tutti. Rappresenta un Sos in qualsiasi momento. Non voglio che nessuno si senta abbandonato e tanto meno che non abbia cibo da mettere in tavola. Per questo non smetto di portare di casa in casa le “spesone”. Che ormai, giorno dopo giorno, finiscono sempre di più nelle famiglie che fino all’arrivo del Covid non avevano mai avuto bisogno di nulla».
E così, grazie a Francescp, raccogliamo l’amaro sfogo nel racconto di una donna di 43 anni, con due figli adolescenti, di cui vogliamo mantenere l’anonimato. «Lavoro nel settore turistico montecatinese dal 1996 come stagionale – racconta la signora – purtroppo anche prima del Covid la situazione turistica in città non era particolarmente brillante, ma adesso c’è stato un vero e proprio tracollo non solo per le imprese, ma anche per noi dipendenti».
La donna ricorda con nostalgia quando tutto procedeva nella normalità. «L’ultima stagione “vera” l’ho terminata a novembre 2019, dopo ho trovato un lavoro part time per due mesi e mezzo in un settore non turistico, in attesa di poter cominciare una nuova stagione. Che, purtroppo ,non è mai cominciata. La “disoccupazione” è finita a luglio 2020 e non ho avuto diritto ai bonus stagionali, perché l’ultimo mio lavoro non rientrava nel settore turistico. Proprio a me, che per 20 anni ho lavorato come stagionale ».
Burocrazia, regole, leggi. «Il mio Isee – continua – era già basso, ma comunque lavoravo, e trovo assurdo basarsi nel periodo di emergenza sui redditi dell’anno precedente per accedere ad aiuti come il reddito di cittadinanza» .
La signora ha 43 anni ed è una donna giovane e forte. «Ho cercato inutilmente di “riciclarmi” in attesa di ripartire, ma senza successo. Forse perché, come spesso mi è stato fatto notare, per le aziende è più conveniente assumere un apprendista che una donna di mezza età».
La donna con i due figlinon ha nessuno su cui poter contare. «Ho cominciato – confessa – a scegliere che bolletta pagare per prima, l’affitto poi... quello sono proprio tanto indietro. Riesco a malapena a provvedere al cibo da mettere sul tavolo per i miei figli, aiutata spesso da amici ed ex colleghi, che ringrazio col cuore in mano».
Ma per la montecatinese le cose sono solo peggiorate. «Io e i miei figli abbiamo contratto il virus. Proprio mentre cercavo lavoro siamo risultati positivi e attualmente siamo rinchiusi in casa in quarantena. Ci aiutano come possono anche per i medicinali alcuni amici, anche loro in difficoltà economica. Sono in una situazione frustante e umiliante. Tutto questo dopo più di vent’anni di lavoro. Mi ritrovo sola, malata e abbandonata da quasi tutti ». –
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