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Lamporecchio 

Morto il maresciallo appassionato di calcio

Martina Trivigno
Morto il maresciallo appassionato di calcio

Marello Venturi, originario di Quarrata, durante il servizio nei carabinieri diventò anche presidente della Lampo

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Martina Trivigno

LAMPORECCHIO. Il maresciallo Marello Venturi ancora tutti se lo ricordano, a Lamporecchio. Lo sguardo fiero e al tempo stesso gentile e quella passione per il calcio che non l’ha mai abbandonato. Anche dopo aver riposto la divisa nell’armadio, una volta arrivato il tempo della pensione. Una passione così smisurata, quella per il pallone, che lo portò a impegnarsi in prima persona, ricoprendo il ruolo di presidente della Lampo.

È morto all’età di 91 anni, circondato dall’affetto dei suoi familiari, il maresciallo Venturi, originario di Quarrata. Sembra ieri, eppure è passato circa mezzo secolo da quando il maresciallo arrivò a Lamporecchio, come comandante della locale Stazione. Un uomo che è sempre stato tra la gente, stimato e benvoluto da tutti. D’altra parte, in paese, nessuno l’ha mai dimenticato: né come maresciallo, né tantomeno come presidente della Lampo.

E ora che è morto, dopo aver lottato a lungo, c’è un grande senso di tristezza. «Ricordo che entrava sempre negli spogliatoi, in divisa – racconta il geometra Mario Trinci, all’epoca forte attaccante della Lampo –. Era un grande motivatore, un uomo perbene. Credeva nei valori dello sport ed era sempre vicino alla squadra. Sapeva farsi volere bene da tutti e la gente lo apprezzava e lo rispettava. Anche per questo, non solo per la divisa che indossava».

E anche la Lampo sa di aver perso un punto di riferimento importante. Perché anche una volta terminata l’esperienza di presidente, il maresciallo Venturi era sempre rimasto nella dirigenza. «Quando approdai alla Lampo come portiere, la prima volta, avevo soltanto 16 anni – ricorda l’attuale presidente, Marco Giannoni – e lui ricopriva il ruolo che oggi ricopro io. Lo conoscevo già perché lui, prima di tutto, era il maresciallo dei carabinieri e anche un amico di famiglia. Incarnava uno spirito e un rispetto unici. Con intelligenza e buon senso, infatti, riusciva a gestire tutte le situazioni. Anche quelle semplici, in apparenza, ma che in un paese possono sembrare complicate. Era un uomo che sapeva stare allo scherzo, gentile, mai una parola di troppo o sopra le righe. Ma, al tempo stesso, rigoroso. Ha insegnato tanto alle nuove generazioni. È stato un uomo di un tempo che non tornerà più. E la sua mancanza la sentiremo moltissimo».

Il maresciallo Venturi lascia la moglie Annunziata e i figli Osvalda, Osvaldo e Antonio. Le esequie saranno celebrate oggi, alle 15, nella chiesa di Santo Stefano. –

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