Il presidio
La titolare di un caffè: «Abbiamo regalato tanti pasti ma ora non ce la facciamo più»
Ha visto precipitare la situazione con l’avvento della zona rossa. «L’asporto non funziona più, siamo allo stremo»
MONTECATINI. Ci sono momenti in cui si riesce a donare e quelli in cui invece bisogna restare fermi. Anche perché a tutti i costi c’è da tutelare almeno 15 posti di lavoro. In piazza del Popolo a cose normali ci sarebbe una vistosa fila di clienti ad aspettare di entrare nel bar ristorante Centrale. Invece, da quando siamo tornati prima in arancione e poi in rosso, le cose sono cambiate. In peggio.
«Con l’asporto e basta non ce la possiamo fare – dice sconsolata la titolare Ina Frumos – anche se teniamo aperto tantissime ore e la cucina è sempre accesa, non è sufficiente. Apriamo l’attività a alle 7,30 fino alle 10 di sera offrendo colazioni dolci e salate, caffè, cappuccini, aperitivi, e poi a pranzo e cena tutti i piatti del menù di carne e di pesce oltre a un assortimento di pizze per tutti i gusti. Tutto questo solo con il servizio da asporto».
Fin dal primo lockdown a marzo il ristorante Centrale aveva messo a disposizione le proprie cucine per tutte le persone che all’improvviso si erano ritrovate con difficoltà economiche. In molti casi il personale si incaricava anche di portare a domicilio, gratuitamente, piatti caldi. Successivamente aveva dato vita a una grandiosa iniziativa: mille pasti in omaggio per le famiglie bisognose. Anche molte associazioni di volontariato avevano usufruito di questo canale per continuare il piano di aiuti. «Lo abbiamo fatto con grande soddisfazione e con il cuore in mano – racconta Ina Frumos –. Al punto che si era creato quasi un rapporto familiare con molti anziani. Una nonnina per il compleanno del cuoco è arrivata con un maglione fatto ai ferri da lei per ringraziarlo».
Mesi preziosi con cibo e rapporti umani con tante persone in difficoltà. «Capisco cosa significa – continua Ina – sto facendo i salti mortali per stare accanto ai miei dipendenti. Quasi tutti hanno famiglie sulle spalle, affitti, mutui, bollette. Non riescono a vivere con la cassa integrazione che arriva, quando va bene, ogni tre mesi. Per questo ho cercato di farli lavorare a turno, ma ora la situazione si sta facendo seria . Purtroppo al momento non possiamo più aiutare. La gente ha paura a uscire di casa anche per venire a prendere una pizza. Siamo stremati». —
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