Montata la grande ruota ma per ora non può girare
Il proprietario Deluca Moruzzi spera che si possa tornare presto arancioni «Abbiamo bisogno di lavorare, lo Stato ha dimenticato la nostra categoria»
Simona Peselli
MONTECATINI. Vietato l’ingresso a chi soffre di vertigini. In piena zona rossa torna la ruota panoramica su viale Verdi a Montecatini. Almeno fino al 9 maggio.
«Abbiamo pagato la concessione del suolo pubblico a quella data – spiega Luca Moruzzi, il gestore dell’attrazione – fortunatamente il Comune di Montecatini ci dà la possibilità di saldare i 1.600 euro con tre rate. Purtroppo ci siamo ritrovati in zona rossa, auspichiamo finisca presto».
Ci spera Luca Moruzzi, perché proprio prima del’inizio della pandemia ha investito 500 mila euro per acquistarla, con un mutuo di 25 anni. Doveva essere inaugurata a Bergamo, poi è finita a Montecatini, dove nel suo splendore per la prima corsa ci sarà il taglio del nastro.
«Siamo in attesa – aggiunge Moruzzi – di tornare almeno arancioni per poter aprire. Abbiamo bisogno di poter lavorare. Abbiamo alle spalle tre generazioni di attività. La ruota panoramica è in completa sicurezza. Ogni cabina viene sanificata, e certamente essendo posti separati e distanti non favorisce assembramenti. Siamo in piena sicurezza».
Ma tutte le raccomandazioni del mondo sembra proprio che non siano mai abbastanza. «Siamo titolari anche della giostrina con i cavalli – aggiunge Moruzzi – per questa paghiamo circa duemila euro all’anno di suolo pubblico. Abbiamo sempre lavorato bene, almeno fino al covid. Ora tutti hanno paura. Ieri mattina ho incassato cinque euro».
Nonostante tutto la famiglia Moruzzi continua imperterrita. «A quelli che mi chiedono con quale coraggio montiamo le attrezzature e ci mettiamo in attesa dei clienti rispondo facilmente – dice Moruzzi – poter lavorare è un regalo immenso. Crediamo in quello che facciamo. Ci vuole coraggio, lo so, ma andiamo avanti. Anche, perché con poco si vive, ma con niente si muore proprio».
Luca Moruzzi ha 54 anni e lavora nel mondo dei luna park e delle giostre itineranti da quando era un bambino. «Con mio padre che aveva gli autoscontri io facevo il disk jokey. Ero solo un ragazzino, ma già amavo quel mondo e sapevo che rappresentava la mia vita. Oggi con me lavora mia moglie e abbiamo tre figli e la suocera. Ho la responsabilità di tutta la mia famiglia, quindi voglio lavorare e proseguire il mio cammino».
Pochi gli aiuti dello Stato. «Hanno dimenticato la nostra categoria – conclude – per questo continuiamo a manifestare e a dimostrare il nostro dissenso. Abbiamo bisogno di aiuti e ristori. È un anno che siamo in questa situazione tragica» . –
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