Il presidio
Fiumi sotterranei, si farà una mappa con il finanziamento dello Stato
David Meccoli
MONTECATINI. Un intricato dedalo sotterraneo di torrenti tombati, che dalle colline a nord scendono a valle, si incrociano, per poi trasformarsi in affluenti dei tre fiumiciattoli “principali” e perdersi in direzione del Padule. Per anni si è fatto finta di nulla ma ora, grazie a un finanziamento dello Stato da 990mila euro, il Comune potrà mappare l’intero territorio, classificare i corsi d’acqua, verificarne l’eventuale pericolosità da un punto di vista idrogeologico e – nel caso – intervenire.
Cinque (li abbiamo presentati ieri) i progetti ammessi a finanziamento, ma quello più importante è la verifica del reticolo dei torrenti tombati che scorrono sotto case, negozi e alberghi. «Una bomba a orologeria», come l’ha definita l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Sartoni, ricordando anche il poco edificante episodio di metà anni Duemila, quando in via Tripoli si aprì una voragine in mezzo alla strada. Con i fondi del governo si provvederà a una ricognizione completa del corso e dello stato dei torrenti sotterranei.
I tre principali, che dopo aver raccolto l’acqua di altri corsi minori scorrono al di là della ferrovia, sono il Salsero (che da viale Diaz passa dal municipio, largo Kennedy e zona Esselunga e che è stato coperto nell’immediato Dopoguerra e poi negli anni ’70 a sud di via Foscolo); il Salserino (che “taglia” la città nei pressi della stazione); e il Sant’Antonio (che passa dal Palavinci e da via Marruota). Ci sono poi gli affluenti più piccoli e dai nomi quanto mai fantasiosi, come il fosso dello Schiavo (che dalla collina del liceo scende in zona “Oca nera”), il fosso della Mota, il fosso Ragnaia, il Castagna Regola (che attraversa la pineta) e tanti altri. «Per legge – dice Sartoni – la manutenzione della parte all’aperto dei corsi d’acqua (pulizia, taglio dell’erba) spetta ai consorzi di bonifica, mentre quella tombata tocca ai Comuni. Ma nessuno è del tutto consapevole di ciò che ci scorre sotto i piedi. E purtroppo in Italia ci si muove normalmente solo quando si è in piena emergenza».
Ecco allora l’opportunità di mettere qualche punto fermo. «L’obiettivo – dice Sartoni – è ottenere un quadro dettagliato della situazione del sottosuolo e se dovesse emergere qualche criticità intervenire. Si tratterà di un lavoro tecnico-strumentale (con l’analisi delle mappe), ma anche di carotaggi e sopralluoghi sul posto».
Con la possibilità di chiarire anche quel che potrebbe succedere con la realizzazione dei sottopassi legati al raddoppio della ferrovia. —
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