Il Tirreno

Montecatini

Due fidanzati della Valdinievole ridanno vita alle tristi storie del manicomio di Volterra

Francesca Maltagliati

Hanno registrato il dominio Internet e ne curano il sito e l’archivio con continui aggiornamenti e contributi  

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LA STORIA

“Volterra è sempre stata una città-manicomio, con gli orrori e i cattivi, con le brave persone e tanta inclusione. Quando ero veramente piccola entravo con mamma dal cancello di San Lazzero per portare il pentolino con la cena per babbo. Tenevo stretta la mano della mia mamma, ma tutto mi affascinava. Tutto era così grande: i cancelli, i giardini, la panchine, il bosco. C’erano poi le urla dei draghi e dei mostri affacciati alle finestre con le sbarre. Poi incontravo il giullare con i pantaloni sopra il ginocchio che, con voce stridula, mi salutava e sorrideva senza denti. Seduta sulla panchina la bambina con un viso rugoso e distratto aveva tanti fiocchi in testa e le bambole in braccio. Al di fuori del cancello, c’erano il vigile con la paletta e il clown Bruciaboschi con i pantaloni larghi larghi che diceva a tutti Fatti i capelli, vigliacco!”. Quella di A. G. è solo una delle tante testimonianze racchiuse nel grande archivio virtuale che, in poco più di un anno, è diventato il sito www.manicomiodivolterra.it. Un progetto nato dalla curiosità, dalla voglia di ricostruire la storia, quella del più grande manicomio d’ Italia e quella di un’intera città, Volterra, le cui vicende si intersecano inevitabilmente con quelle del manicomio.

Il progetto, realizzato gratuitamente, nasce circa un anno fa quando Alessandro Massi, web designer di Massa e Cozzile, decide di fare un regalo sui generis alla fidanzata Alice Ceppatelli di Volterra, che con il manicomio ha uno stretto legame familiare. «Le regalai il dominio www.manicomiodivolterra.it – racconta Alessandro – con l’intento di realizzare un sito che contenesse tutte le informazioni che riguardavano il manicomio e la sua storia».

«Come tante persone a Volterra anche i miei nonni e i miei bisnonni – spiega Alice – avevano lavorato nel manicomio. Erano infermieri. Della loro esperienza però non parlavano spesso. Erano argomenti di cui non si parlava volentieri e, forse in parte, di cui non andavano fieri. Le conversazioni sull’esperienza del manicomio si limitavano ad alcuni aneddoti. In realtà nemmeno io ho mai chiesto più di tanto, forse perché quando ero più giovane non avevo tutto questo interesse. Poi ho cominciato a incuriosirmi, a volerne sapere di più».

Così, spinta dalla voglia di conoscere e salvaguardare una memoria che rischiava e rischia di andare perduta, Alice entra nell’associazione “Inclusione, Graffio e Parola” che si occupa di promuovere e salvaguardare la storia del manicomio, in particolare le opere di Fernando Oreste Nannetti, in arte Nof4, oggi riconosciuto come uno dei maggiori esponenti dell’Art Brut, che durante la sua reclusione in manicomio dipinse 150 metri di pareti. Un anno fa poi l’idea di un sito, per realizzare un archivio che potesse contenere tutte le storie che riguardano il manicomio. In un anno Alice e Alessandro hanno arricchito il sito di storie, immagini, testimonianze, articoli di giornale raccogliendo migliaia di documenti, lavorando nei ritagli di tempo, spinti da una curiosità crescente.

«Abbiamo fatto tutto gratuitamente – continua Alessandro – perché questo progetto ci ha appassionato fin dall’inizio. Oggi ci scrivono da tutta Italia famiglie che hanno avuto un parente dentro il manicomio chiedendoci di aiutarle a ricostruire la storia dei loro familiari. In questo modo, attraverso uno scambio di informazioni reciproco, continuiamo ad arricchire il sito».

Con il tempo poi alla coppia si sono aggiunti altri collaboratori che hanno voluto mettere le proprie competenze al servizio di questo progetto. Fra loro Alexa Spadoni e Silvia Pagni, originaria di Ponte Buggianese, professoressa di lettere al Liceo Lorenzini di Pescia. «Casualmente ero stata in visita al manicomio – ci racconta Silvia –e poco dopo Alessandro, che conosco da molti anni, mi ha chiesto se volevo collaborare, aiutandolo a scrivere i contenuti del sito. Ho accettato perché il manicomio mi aveva profondamente affascinato e mi era rimasta la curiosità di approfondire. . La storia del manicomio racconta tante storie ed è un pezzo della storia di Volterra stessa». —

Francesca Maltagliati

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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