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Coro di no contro la vendita delle quote di Acque Spa
Il Comune vuole liberare risorse per realizzare investimenti a Veneri e Alberghi, ma c’è chi in consiglio ritiene questa operazione «poco credibile»
PESCIA
Continua a far discutere la decisione, annunciata qualche giorno fa dal sindaco Oreste Giurlani, di chiudere il Consorzio Acque e Depurazione, in liquidazione volontaria dal 11 aprile 2006, e di cedere una parte di quote che il Comune di Pescia detiene in Acque Spa. Nel consiglio dello scorso 3 dicembre, di fatto la decisione è stata ratificata, dando mandato al liquidatore del Coad di vendere «liberando capitali e risorse e ridando al territorio una diversa e più giusta configurazione» ha spiegato il primo cittadino. Ma la decisione ha suscitato negli scorsi giorni un coro di no.
«L’operazione non appare affatto credibile – ha sottolineato il consigliere Giancarlo Mandara – soprattutto in relazione alla finalità. Giurlani, infatti, la spende da un lato come misura correttiva delle problematiche di bilancio evidenziate di recente dalla Corte dei Corte della Toscana, tra l’altro ben lontane dall’essere risolte. Dall’altro invece va dicendo che col ricavato realizzerà investimenti su Veneri (da sempre attesi, anche da quando lui è stato sindaco), salvo poi promettere, a seconda di dove si muove, interventi ad Alberghi e chissà dove. La verità è che non si potranno perseguire entrambi gli intenti, anche perché per legge i proventi della dismissione delle azioni dovranno essere finalizzate ad investimenti e quindi tutto ciò rappresenta una sonora presa in giro della magistratura contabile».
Anche Salvatore Leggio, coordinatore di Pescia è di tutti, è intervenuto sulla vicenda ritenendola una “foglia di fico” e riferendo di «un coro di persone responsabili che chiedono di riflettere sulla volontà di alienare le quote di Acque Spa. Voci nel deserto, visto la fretta, sospetta, con cui si cerca di dismettere quelle che vengono comicamente definiti assetti non strategici e andranno a diritto, nella consueta colpevole assertività di una maggioranza che pare l’orchestrina del Titanic. Sì, perché la barca affonda».
Anche il consigliere Oliviero Franceschi ha sottolineato in consiglio comunale che «solo chi sta per fallire vende le sue ricchezze. E poi saremo salvi? No davvero, visto che questi danari non potranno servire per chiudere i conti scoperti in banca, ma servirà solo per tentare di tappare gli occhi alla Corte dei Conti che ci ha inesorabilmente detto che cosi non va».
Secondo Giurlani, invece, l’operazione che concluderà la vicenda Coad, porterà oltre 4 milioni di euro nelle casse comunali e consentirà di smantellare le strutture esistenti dell’inceneritore e della bonifica dell’amianto e una gestione diversa, sicura e sempre più nel rispetto della tutela ambientale del depuratore industriale di Veneri. –
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