Italia
Terme, può slittare la data del piano per ristrutturare il debito societario
MONTECATINI
Sta per arrivare alle Terme un’altra “vitale” boccata d’ossigeno. Dopo che lo scorso maggio il Documento di economia e finanza regionale (il Defr) era stato aggiornato a questo autunno (in verità per la seconda volta, essendo i termini inizialmente previsti per fine marzo), la giunta sta per deliberare un ulteriore slittamento per l’ultimo “traguardo”, prima della messa in liquidazione dell’azienda di viale Verdi. Ancora una volta, quindi, la Regione blocca la spada di Damocle che sta per abbattersi sulla società. Il Piano di razionalizzazione delle società partecipate modificato e approvato la scorsa primavera prevedeva che le Terme presentassero un piano industriale in grado di dimostrare il recupero delle condizioni di equilibrio economico; un piano di ristrutturazione ex art. 14 del Tusp e un accordo di ristrutturazione ex art. 67; e, infine, un accordo con i principali debitori. Il tutto entro il 30 novembre di quest’anno. In caso di mancata approvazione del piano di ristrutturazione si sarebbe proceduto a una delibera di giunta che dettasse gli indirizzi per lo scioglimento della società e della sua messa in liquidazione da eseguirsi entro il 30 dicembre. In altre parole: la Regione avrebbe tempo fino a fine anno per fare le sue valutazioni circa il lavoro svolto finora in Palazzina Regia e, qualora verificasse la non ottemperanza di quanto stabilito dal Defr, potrebbe “sciogliere” la società. Un grido d’allarme era stato lanciato nei giorni scorsi dalla Lega.
«Ritenevamo doveroso – si leggeva in una nota firmata dalla consigliera regionale Luciana Bartolini – che la Regione differisse il termine (previsto per il 30 novembre) relativo alla messa in liquidazione delle Terme. Avevamo redatto, quindi, un ordine del giorno, poi improvvidamente respinto dalla maggioranza, che chiedeva lo slittamento. Un rinvio che sarebbe stato fondamentale per valutare al meglio le manifestazioni d’interesse nei confronti dei vari immobili, senza dimenticare che siamo ancora in piena pandemia».
In realtà, come abbiamo visto, quella del 30 novembre è “solo” la prima scadenza, mentre l’effettiva messa in liquidazione scatterebbe a fine anno. Ma la sostanza e l’urgenza della vicenda non cambiano. Per mettere quindi al sicuro viale Verdi a Firenze si sta lavorando per posticipare ancora (sembra al 30 giugno) il Piano di razionalizzazione delle partecipate. La nota aggiornata sarà poi portata in consiglio per il via libera definitivo. Un passaggio necessario anche alla luce dell’interessamento della società Guild Living nei confronti del patrimonio immobiliare termale. –
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