Il Tirreno

Montecatini

AL BAR DELLA STAZIONE 

«Da duecento colazioni siamo passati a una trentina»

L.S.
«Da duecento colazioni siamo passati a una trentina»

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MONTECATINI

A cose normali sarebbe un'impresa trovare un parcheggio libero nello spazio per la sosta (con disco orario) di fronte allo scalo ferroviario di piazza Italia. In queste settimane il problema non esiste, c'è pure la scelta tanti sono gli stalli vuoti di auto. Oltre i binari, lato cimitero di via Cividale, la folla è un lontano ricordo e anche lì di mezzi ce ne saranno una decina, tutti ordinati. Spira il vento tra i corridoi e per le scale della stazione, ma i rumori di passi sono pochi, a tratti nessuno. La biglietteria apre a singhiozzo, da un mesetto è chiusa nei fine settimana, e comunque da tempo non vede una fila. La sala d'attesa e le sedute hanno perso la loro ragion d'essere, silenziose come sono, torneranno a servire. E al bar sono disperati, l'asporto che gli è consentito rappresenta solo un'illusione. «Si fa poco, pochissimo, i pendolari rimasti saranno un 30 per cento rispetto al solito», dice subito Domenico Simone, 62 anni, titolare dell'attività dentro la stazione da 31 anni. «Mai vista una cosa del genere, e va avanti da mesi», ribadisce. Meno scarpe e occhiali che si muovono, meno affari. Continua Simone: «Siamo passati dalle 200 colazioni di prima a una trentina che facciamo oggi, non di più. Riesco a tenere la mia dipendente a lavoro con orario part time, ma è molto dura». Il barista racconta che nemmeno Ferrovie dello Stato, che ha la proprietà dello scalo e degli immobili annessi, è venuta incontro a una situazione drammatica. La società ha solo rinviato il pagamento della rata trimestrale dell'affitto, una cifra che tocca i 6.000 euro. Nel frattempo è però arrivata anche l'altra rata, per una sovrapposizione dei tempi della burocrazia. Quindi un totale di 12.000 euro. Sono bocconi difficili da mandare giù. «Guardi la vetrina che tristezza, è vuota, ci sono quattro paste, cinque panini...», scuote la testa l'uomo. —

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