Lei voleva la grazia del Presidente per il suo grande amore
Era finita in manette a Siena anche tre anni fa per aver seguito il suo uomo in fuga da Pietrasanta, dove la coppia si era rifugiata
BUGGIANO
Aveva intenzione di chiedere la grazia al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per lui, il suo Johnny lo Zingaro, al secolo Giuseppe Mastini, condannato all’ergastolo per due omicidi, un sequestro e venticinque rapine. E con alle spalle pure sette evasioni (anche da Pianosa). Giovanna Truzzi, 61 anni, la compagna dello Zingaro, aveva affidato al “Tirreno” la sua supplica in un’intervista rilasciata un paio di mesi fa. L’avevamo incontrata a Buggiano, fuori da una manciata di bungalow in cui vivono alcune famiglie sinti (tra cui il figlio). Aveva pianto, si era commossa a più riprese. Quasi come una ragazzina che per la prima volta incontra Cupido, aveva parlato di quell’amore per il suo Johnny. Profondo, viscerale, irresistibile. Una sofferenza per ogni istante trascorso separati. Quasi una dipendenza, una passione mai sopita. Sì perché i due erano poco più che bambini quando si conobbero, a Roma, tutti e due figli di giostrai. Prima la “fuitina”, poi un periodo trascorso insieme, in casa dei genitori. Infine la separazione voluta dalle famiglie.
«Eravamo troppo giovani, dicevano – aveva raccontato la donna – Johnny impazzì, mi amava follemente. E cominciò a cacciarsi nei guai» . Guai non di poco conto, sia chiaro. E una sequela di reati che causarono una scia di sangue e gli valsero l’ergastolo: tra i più gravi, l’omicidio dell’autista di tram Vittorio Bigi, a Roma, nel 1975. E, dodici anni dopo – siamo sempre nella Capitale – quello del poliziotto Michele Giraldi, mentre rimase gravemente ferito l’agente Mauro Petrangeli. Durante questi lunghi, tumultuosi anni, Johnny lo Zingaro perse di vista la sua Giovanna (che nel frattempo si sposò, ebbe quattro figli e si separò). Poi, nel 2017, una telefonata del carcere, 45 anni dopo il loro ultimo incontro. “Sei proprio tu?”, le chiese lo Zingaro. E da allora non si sono più lasciati, trascorrendo insieme ogni periodo di permesso premio concesso a Mastini.
Ma l’arresto di Giovanna Truzzi ha il sapore di una storia che si ripete, un copione già visto. Basta tornare indietro a tre anni fa, quando intorno ai polsi della compagna di Johnny lo Zingaro scattarono le manette. Per la prima volta da quando si erano ritrovati. Lei lo seguì nella sua fuga, da Pietrasanta (dove la donna viveva) fino a Taverne d’Arbia, alle porte di Siena, dove i due innamorati furono sorpresi dalle forze dell’ordine. Ed erano insieme anche il 5 settembre scorso, quando Mastini non si ripresentò in carcere al termine del suo permesso premio. Giovanna Truzzi disse di non sapere dove fosse il suo uomo e di avere appreso della sua cattura soltanto dalla stampa. Ma per le forze dell’ordine non è così. La compagna avrebbe avuto un ruolo centrale nella fuga dello Zingaro. —
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