Il circolo Arci di Massa chiede di poter riaprire
«Siamo l’unico riferimento del borgo sia a livello sociale che come servizio primario per le necessità alimentari di molti nostri concittadini»
MASSA
Il Circolo Arci Giusfredi, del borgo di Massa del comune di Massa e Cozzile, aderisce alla mobilitazione di Arci Nazionale “Curiamo il sociale” fatta partire il 30 ottobre in vista della chiusura dei Circoli Arci, indetta dal Dpcm del 24 ottobre.
La mobilitazione punta a portare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sull'ingiustizia che i circoli costretti a chiudere hanno subito, e sulle problematiche che queste chiusure provocano, soprattutto in piccoli paesi come Massa e come molte altre comunità.
«La nostra – afferma il consiglio del Circolo Arci – non vuole essere una protesta sterile contro le misure restrittive adottate dal governo, ci rendiamo conto della gravità della situazione, soprattutto in vista del costante peggioramento dell'epidemia che sta sconvolgendo la nazione. Il fatto è che il nostro circolo è l'unico punto di riferimento del paese sia a livello sociale che come servizio primario per le strette necessità alimentari di cui usufruiscono molti paesani, soprattutto anziani che hanno ben poche possibilità di recarsi nei centri commerciali della Valdinievole».
«Inoltre – prosegue il consiglio – la somministrazione di bevande ed alimenti, anche se subordinata all'attività ricreativo-culturale, giustamente interrotta per incrementare quel distanziamento sociale necessario, è l'unica fonte di sostentamento dello stesso circolo. La discriminazione, quindi, esercitata tra bar e Circoli, per la somministrazione di bevande ed alimenti, andrà ad inficiare la normale attività dei circoli in futuro al momento della loro stessa riapertura».
Oltre a questo, «la mancata possibilità della fruizione del Circolo Arci per i servizi di base, obbliga i paesani, per chi ne ha naturalmente la possibilità, a scendere in Valdinievole per recarsi in negozi e centri commerciali aperti, andando cosi a incrementare (in contraddizione anche con lo stesso Dpcm) gli spostamenti e gli assembramenti nei negozi».
Per queste motivazioni e per l'essenziale ruolo che i circoli svolgono all'interno di piccole comunità, il consiglio fa una serie di richieste: «Che sia rimessa in discussione la possibilità di poter riaprire tutte le attività di somministrazione del nostro circolo e di tutti gli altri fino alle 18, naturalmente nel rispetto di tutte le norme anti-contagio previste per gli esercizi pubblici; che vi sia l'ampliamento dei contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto ristori” a tutti i Circoli Arci e non solo, essendo riconosciuti tra le attività culturali e ricreative colpite dalle restrizioni anti-Covid; la valutazione della possibilità che istituzioni nazionali e locali possano stabilire specifici contributi per sostenere i circoli a svolgere le loro attività, anche in forme innovative e compatibili con le norme anticontagio. Abbiamo la necessità di resistere a questa obbligata “solitudine”, di combattere povertà e marginalità che tutta questa situazione sta creando all'interno delle nostre comunità». —
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