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Piscina verso la chiusura «Senza interventi urgenti questa lunga storia finirà»

David Meccoli
Piscina verso la chiusura «Senza interventi urgenti questa lunga storia finirà»

Il Centro Nuoto, gestore degli impianti di via Cimabue, non  lo specifica ma è chiaro che si riferisce al contenzioso aperto con il Comune

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L’emergenza sanitaria ci ha messo (molto) del suo, certo, ma i problemi del Centro Nuoto Montecatini vengono da più lontano, da quel contenzioso con il Comune che sembra non avere via d’uscita e che ora è sul punto di mettere una pietra tombale sulle piscine di via Cimabue.

A scriverlo, in una nota pubblicata sui social, è la stessa società di gestione della struttura. “Ci dispiace – si legge nel post – ma dopo averci dato l’anima per anni, crediamo proprio che senza una concreta e seria assunzione di responsabilità da parte di chi deve, e può, in tempi brevissimi anche questa lunga storia d’amore e sport nata nel 1973 è destinata a finire”.

“Di sole parole non si vive – scrive ancora il Centro Nuoto – e davvero i possibili controlli peraltro già in atto in diverse strutture sono l’ultimo dei problemi per chi gestisce”. Poi la conclusione: “Ci dispiace per la clientela, per le famiglie e i ragazzi, ci dispiace per un’intera città, ma se chi deve continuerà a sottrarsi alle proprie responsabilità, allora soluzioni non ci saranno. Siamo riconoscenti verso chi si sta impegnando, molto riconoscenti, ma in troppi sfuggono e anche i migliori buoni propositi poi al dunque vengono sconfitti”.

Com’è noto, da tempo si trascina un braccio di ferro tra i gestori dell’impianto di via Cimabue (il Centro Nuoto Montecatini ha le chiavi dal 2009) e il Comune.

Il concessionario (che non riceve contributi pubblici) ha richiesto un riequilibrio economico-finanziario viste le spese finora sostenute (più di 1,2 milioni di euro) che hanno superato quelle previste dalla convenzione (circa 840.000). «Abbiamo richiesto il prolungamento della gestione di tre anni (l’attuale scade nel 2026, ndr) e un contributo di 70. 000 euro una tantum per la ripartenza», aveva detto lo scorso mese al Tirreno Massimo Ciferri, socio della cooperativa a cui è affidata la struttura. Evidentemente la situazione non si è mossa di un centimetro e ora – con l’aggravante della crisi causata dal diffondersi del Coronavirus – il rischio chiusura si fa davvero concreto. –

David Meccoli

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