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la sentenza 

Tentò di uccidere l’ex: assolta dall’accusa di maltrattamenti

Tentò di uccidere l’ex: assolta dall’accusa di maltrattamenti

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PISTOIA

Aveva già scontato interamente la sua pena, quella inflittale per aver cercato di uccidere l’ex compagno a colpi di pistola il 14 maggio 2014, a Ponte di Serravalle. Ma solo adesso potrà iniziare una nuova vita, e, soprattutto, potrà cercare di farlo assieme ai suoi figli. Perché per Serena Checchi, 43enne ex cassiera di Ponte Buggianese, è arrivata in appello l’assoluzione con la formula più ampia – perché il fatto non sussiste – dall’accusa di maltrattamenti in famiglia: è stata la condanna subita in primo grado per tale reato ad impedirle di incontrare i figli negli ultimi tre anni.

Nel dicembre 2017, il gup del tribunale di Pistoia l’aveva condannata a un anno e 4 mesi da scontare in continuazione con la pena avuta per il tentato omicidio. I maltrattamenti contestati sarebbero consistiti nell’aver messo a conoscenza i bambini dell’intenzione di voler uccidere il loro padre e sulle modalità con le quali avrebbe voluto poi far sparire il cadavere. Oltre ad aver sparato all’ex compagno sotto i loro stessi occhi. Tutte situazioni che, secondo la procura, avrebbero provocato sofferenze fisiche e psicologiche nei due figli.

Sentenza adesso ribaltata dalla Corte di appello di Firenze, che ha accolto la tesi difensiva dell’avvocato Vito Di Berardino, che nella propria memoria e nel corso della discussione ha evidenziato le contraddizioni presenti non solo nelle relazioni della psicologa (che aveva ascoltato il figlio più grande dell’imputata un paio d’anni dopo il tentato omicidio), ma anche nelle motivazioni della sentenza di condanna redatte dal gup.

Soddisfatto l’avvocato difensore per la decisione dei giudici fiorentini che hanno «ribaltato l’ingiusta sentenza di condanna assolvendo la Checchi con la più ampia formula. Resta la gravità del fatto da lei commesso, del quale immediatamente dopo ebbe a pentirsi e per il quale ha interamente scontato la pena. Si spera che con questa ultima decisione si ponga fine alla disperata ricerca di affermare la premeditazione del delitto contestato nel processo madre».

Premeditazione nel tentato omicidio esclusa dalla Corte d’appello. —

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