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il personaggio 

Una scia di sangue dietro alle gesta di Giuseppe Mastini

M. T.
Una scia di sangue dietro alle gesta di Giuseppe Mastini

Un poliziotto e un autista di tram  le sue due vittime ma ora, dice  Giovanna, «non farà più male  a nessuno. Che possa vivere  gli ultimi anni da uomo libero»

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BUGGIANO

Giovanna Truzzi chiede scusa, invoca il perdono della famiglia di Michele Giraldi, l’agente di polizia rimasto ucciso in un conflitto a fuoco a Roma, il 23 marzo 1987, in via Quintilio Varo. Quella sera – secondo la verità processuale – Johnny lo Zingaro venne fermato da una pattuglia, volarono i proiettili: Giraldi restò ucciso, mentre il collega Mauro Petrangeli venne ferito.

Giuseppe Mastini fuggì, salì su un’auto che sottrasse a una coppia: la donna, sotto choc, non scese dal veicolo. Lui la sequestrò per poi rilasciarla. Il processo a carico di Johnny lo Zingaro fu celebrato trentuno anni fa e la condanna fu la più aspra possibile: l’ergastolo. Mastini fu condannato non solo per l’omicidio del poliziotto, per sequestro di persona e per oltre una ventina di rapine, ma anche per un altro omicidio, commesso quattordici anni prima, nel 1975. Quando, con un compagno – siamo sempre nella Capitale – cercò di rapinare un autista di tram, Vittorio Bigi. Difficile dire cosa accadde quella sera. Fatto sta che furono esplosi dei colpi di arma da fuoco e l’autista fu ferito a morte e il cadavere occultato.

Numerose poi, nel corso degli anni, le evasioni: la penultima delle quali, nel 2017, si concluse a Pietrasanta, dove allora viveva la sua compagna Giovanna, ritrovata da poco. «Johnny non farà più del male a nessuno, ne sono sicura – conclude Giovanna Truzzi – I miei nipoti lo chiamano nonno, lui è cambiato. Chi di dovere si metta una mano sulla coscienza e gli faccia trascorrere gli ultimi anni che gli restano da uomo libero”». –

M. T.

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