Il presidio
«Chiedo la grazia per Johnny ha fatto errori ma ha pagato»
Giovanna Truzzi vive a Buggiano e da tre anni è tornata ad essere la donna dello Zingaro ergastolano pluriomicida rintracciato lunedì dopo che non era più rientrato nel carcere
BUGGIANO
«Mi rivolgo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A lui chiedo la grazia per il mio Johnny. Non ce la facciamo più a vivere separati. Ha sbagliato a evadere, è vero, e per questo chiedo scusa ai magistrati. Ma il suo debito con la giustizia l’ha pagato».
Giovanna Truzzi, 61 anni, italiana di origini sinti, è la compagna di Johnny lo Zingaro, al secolo Giuseppe Mastini, condannato all’ergastolo per due omicidi, un sequestro e venticinque rapine e con alle spalle sette evasioni. E la sua ultima fuga (non è rientrato in carcere al termine di un permesso premio) si è conclusa proprio lunedì scorso, dopo dieci giorni trascorsi in un casolare nelle campagne di Taniga, in provincia di Sassari. In attesa di ricongiungersi con lei, l’amore della sua vita: Giovanna.
Ma galeotte sono state le telefonate che i due innamorati si sono scambiati e gli inquirenti non hanno impiegato molto tempo a rintracciare il latitante, che è stato di nuovo condotto nel carcere di Bancali, nella periferia di Sassari.
Giovanna Truzzi è seduta su una sedia, dietro di lei alcuni bungalow in cui vivono, lì a Buggiano, alcune famiglie sinti, tra cui suo figlio. Il volto è stanco, segnato dalla sofferenza. E non lo nasconde, mentre le lacrime scendono senza controllo: in passato il suo compagno ha sbagliato, e pure di grosso. «Errori molto gravi – sottolinea – che lo hanno fatto balzare agli onori delle cronache come un killer spietato. Ma il mio Johnny non è questo. Adesso poi è un’altra persona, il carcere gli ha dato modo di riflettere. E gli ha tolto molto: la possibilità di una vita normale».
Quella vita “normale” che i due inseguono da circa tre anni, da quando si sono incontrati. Di nuovo.
«Eravamo due bambini quando ci siamo conosciuti, a Roma – racconta Giovanna – avevamo tredici anni, allora. I nostri genitori lavoravano come giostrai, noi vivevamo con loro. Fu amore a prima vista: facemmo la “fuitina”, restammo fuori tutta la notte. Le nostre famiglie erano preoccupate e così tornammo. Vivemmo insieme alcuni mesi, poi ci separarono. Eravamo troppo giovani, dicevano. Johnny impazzì, mi amava follemente. E cominciò a cacciarsi nei guai».
Per Giovanna Truzzi la vita andò avanti. «Mi sposai ed ebbi quattro figli, poi mi separai – prosegue – ma il mio Johnny non l’ho mai dimenticato. Tre anni fa mi telefonò dal carcere: “Sei proprio tu?”, mi disse dall’altro capo del telefono. Da allora non ci siamo più lasciati. Anch’io ho pagato i miei conti: già nel 2017 evase ed io fui arrestata. L’ho fatto perché Johnny soffre moltissimo: 46 anni della sua vita li ha trascorsi in prigione. La notte, quando è con me, si sveglia in preda al panico, ha degli incubi. Ha paura che sia soltanto un sogno il fatto che siamo insieme».
Il 5 settembre, il giorno delle fuga, erano insieme: «Johnny mi ha detto di non riportarlo in carcere, stava male al solo pensiero di dover tornare lì dentro», spiega la donna.
I due si sono sentiti sempre, negli ultimi dieci giorni. Poi, all’improvviso, il silenzio. «Ho saputo che Johnny era stato arrestato dal telegiornale – conclude Giovanna Truzzi – e ho cominciato a piangere. Il Presidente della Repubblica ci ascolti: vogliamo solo trascorrere insieme gli anni di vita che ci restano» . –
Martina Trivigno
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