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«Mancano i medici, l’ospedale sta perdendo pezzi ogni giorno»

Maria Salerno
«Mancano i medici, l’ospedale sta perdendo pezzi ogni giorno»

L’allarme del dottor Giuseppe Fiore, responsabile provinciale sanità per la Lega «Lavoro qui dal 1991, troppo per non rendermi conto dello smantellamento»

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PESCIA

L’ospedale di Pescia “perde pezzi” ogni giorno. Il personale medico per il servizio di anestesia e rianimazione in organico è di 20 medici, attualmente sono 14 e dai primi di ottobre saranno 10 (cioè esattamente la metà). A denunciare la grave carenza di anestesisti al Santi Cosma e Damiano è il dottor Giuseppe Fiore, responsabile provinciale sanità per Pistoia della Lega.

«Dall’ultimo concorso – ha sottolineato Fiore – sono scaturite 3 graduatorie: quella degli specialisti, quella che all’epoca della formazione della graduatoria non lo erano ancora, ma nel frattempo lo sono diventati e quella di coloro che lo diventeranno a novembre. Ma la notizia è che di questi nessuno arriverà all’ospedale di Pescia, preferendo al Santi Cosma e Damiano le strutture che li hanno formati e che non li vorranno lasciare andare secondo criteri di ottimizzazione. Problema analogo in anatomia patologica, dove mancano due patologi, anche qui c’è una graduatoria, ma anche in questo caso è stata scelta un’altra sede. Quasi tutti i ginecologi hanno fatto domanda di mobilità. Voci insistenti degli ultimi giorni, poi, dicono che uno dei più importanti specialisti di cui dispone l’ospedale è in procinto di trasferirsi».

«Altro che risorsa da valorizzare questo ospedale – aggiunge Fiore – la verità è che il Santi Cosma e Damiano va incontro ad un’opera di sgretolamento continua. R questa è una percezione diffusa tra tutto il personale sanitario, non solo mia».

Attualmente il servizio di anestesia può garantire due sale operatorie al giorno, supportato da colleghi che giungono in aiuto da altri ospedali in produttività aggiuntiva.

«Due sale al giorno vuol dire allungare i tempi di attesa per tutte le specialità: chirurgia, ortopedia, ginecologia, urologia – ha evidenziato Fiore – La carenza di personale medico è sempre devastante, ma a maggior ragione se a mancare sono gli anestesisti, dal momento che va a rallentare tutti i programmi operatori di tutte le specialità, senza parlare del problema sicurezza, visto lo stress in cui si trovano a lavorare questi specialisti, sottoposti a turni massacranti. Non dimentichiamo che gli anestesisti sono anche rianimatori, quando è richiesta la rianimazione, per il paziente spesso è una scommessa che si gioca in pochi istanti. Non è pensabile che in questa veste operino solo due medici per turno che gestiscono i letti di rianimazione, la guardia interdivisionale, il pronto soccorso ed eventuali esami (spesso non programmabili) da eseguire in sedazione».

La sensazione diffusa tra il personale ospedaliero, riferita da Fiore, infine è quella che l’Asl non faccia nulla né per attrarre nuove risorse, né per arrestare l’emorragia di specialisti che piano piano abbandonano l’ospedale.

«Lavoro in questo ospedale dal 1991 – conclude Fiore – troppo per non rendermi conto dell’opera di smantellamento in atto da anni, ma che ultimamente ha subito un’accelerazione. L’ospedale di Pescia non è altro che un banco di polemica politica, anche chi la recita sa che è così, ma fa finta che si tratti di una struttura da salvare. Tanta l’amarezza se considero cosa era questo ospedale quando sono arrivato e cosa è diventato mentre mi appresto ad andare in pensione». –

Maria Salerno

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