Il Tirreno

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l’incontro 

La sfida dei giornali locali nell’era dei social media

Martina Trivigno
La sfida dei giornali locali nell’era dei social media

Fabrizio Brancoli, direttore del Tirreno, ospite del Rotary club Pistoia Montecatini «Facebook è cruciale: uno strumento utile e, al tempo stesso, un concorrente» 

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MONTECATINI

Qual è la sfida del giornalismo locale al tempo dei social media? E l’importanza della comunità? E ancora: si può svuotare il mare dell’odio, del rancore, della rabbia con un cucchiaio? Per trovare delle risposte, scandagliare il presente e guardare al futuro, bisogna sempre cominciare da una serie di domande.

Martedì, nella conviviale organizzata dal Rotary Club Pistoia Montecatini Terme “Marino Marini” al Caffè storico del Tettuccio, i quesiti li ha posti Mauro Lubrani, giornalista, storica guida della Nazione a Montecatini; le risposte, invece, sono arrivate dal direttore del Tirreno, Fabrizio Brancoli, montecatinese da sempre. Un... derby giocato con stile e stima reciproca. I due giornalisti, come bravi giocatori in campo, si sono passati volentieri la palla, parlando, riflettendo e approfondendo. Il risultato: una platea silenziosa, curiosa e attenta che al momento giusto non ha perso l’occasione per formulare, a sua volta, alcune domande.

«Questo incontro si inserisce nella scia dell’annata rotariana – spiega il presidente del Rotary Club “Marino Marini”, Daniele Pazzaglia, che ha promosso l’incontro insieme a Beatrice Chelli – dedicata, questa volta, al capitale umano e al superamento dei muri alzati nel mondo del lavoro per i giovani. Siamo felici che il direttore Brancoli abbia affrontato, tra gli altri, il tema dell’accesso alla professione da parte dei giovani: vale per il giornalismo, ma non solo. L’incontro ha avuto un interesse trasversale; riguarda anche altri settori che saranno presto investiti dalla rivoluzione digitale. Quello del giornalista è un mestiere di frontiera che, prima di altri, ha provato su di sé i cambiamenti dei consumi, con manager visionari che stanno cercando una strada per far coesistere due anime: l’avvento dei social media e la frenesia della notizia da una parte; l’importanza di un’informazione reale, frutto di lavoro professionale, dall’altra».

È stata anche una riflessione sul rapporto tra business e valori, tra mercato e principi. «Serve grande cognizione della propria potenza comunicativa – ha sostenuto il direttore del Tirreno – senza mai tralasciare l’etica e l’impatto morale su ciò che si fa. Occorre dare importanza al mercato, intercettando quello che chiede e di cui ha bisogno. Se Facebook sia un concorrente? È un veicolo che fa diffondere in fretta i contenuti. Al Tirreno, che in Toscana è radicato da 143 anni e che oggi è leader nell’informazione digitale, lo usiamo come uno strumento importante per diffondere notizie; ma talvolta può anche trasformarsi in un concorrente, è vero. Accade proprio per la sua immediatezza nell’accesso ai contenuti».

Sempre in tema di social, così Lubrani: «Un utente Facebook ha scritto che “i giornalisti del Tirreno andrebbero tutti bastonati”. E il giornale ha fatto una scelta che mi ha colpito: incontrare l’odiatore e portarlo in redazione». Un giorno intero con i cronisti e i dipendenti del giornale, per rendersi conto, per cambiare idea. «È vero – conclude il direttore Brancoli – È stato un tentativo. Quel giovane aveva scritto una cosa brutta, pesante. Non era solo un’offesa, ma anche una minaccia. Quando il mare è pieno di odio, di rancore, c’è bisogno di dare un segnale e tentare di svuotarlo: una mossa anche velleitaria, ma seria e simbolica. Lui non offenderà più, ha capito. E io dopo quella sera mi sono sentito meglio». –



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