Il presidio
Quando tutto il Sesana gridava “Vieni via Nello”
Anche domani in regalo con Il Tirreno una foto tratta dall’archivio storico Rosellini: il mitico driver Bellei
montecatini. Continua la bella favola dei “Vecchi Mestieri”, adesso in gran parte scomparsi ma una volta assai comuni sia nella cittadina termale che in tutto il comprensorio valdinievolino, come testimoniano le particolari e belle foto in bianco e nero (formato 34 x 24), tratte dal prezioso archivio della famiglia di fotografi Rosellini, che il nostro giornale, ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, regala ai lettori con l’acquisto del quotidiano. Un affascinante percorso visivo che fa conoscere ai meno datati figure “speciali” e, allo stesso tempo, suscita senz’altro sensazioni ed emozioni antiche in quelli diversamente giovani.
Ovviamente questo suggestivo racconto non poteva che cominciare dall’acqua, elemento il cui scorrere scandisce da sempre la vita dei “bagnaioli” (termine assai indicativo nei confronti dei montecatinesi doc). Dell’acqua in quantità industriale facevano uso le Lavandaie delle Terme, nell’istantanea inaugurale, mentre più misurato e parsimonioso era il tocco delle Mescitrici, sorridenti e preparate nel dosare la quantità esatta di liquido da distribuire ai curisti (da non confodersi coi turisti).
Mentre giovedì 13 facciamo la conoscenza diretta del Barman, uomo delle pozioni magiche, che l’acqua l’adoperava per pulire i bicchieri o come accompagnamento al caffè e al cappuccino, ci inoltriamo in altri luoghi “leggendari” di quella che, un tempo non troppo lontano, era la terra sommersa, appunto, dalle acque.
Così, dopo le Redi, l’Excelsior, la Cascina Igea, domani approderemo nell’anello magico del Sesana, arena sabbiosa del trotto, specialità dove i sulky presero il posto delle bighe dell’antica Roma e, a seguire, alla fine dell’800, del sediolo: vocabolo di origine incerta (e per dirlo la Enciclopedia Teccani! ), che tradotto letteralmente significa “scontroso”, ma che ben si adatta a questo carrozzino per una sola persona, leggerissimo, fra 24 e 30 chili di peso, di provenienza a stelle e strisce, costituito da stanghe, un’essenziale intelaiatura che regge il seggiolino, un appoggio per i piedi del guidatore e due ruote gommate.
È il mezzo che unisce fisicamente driver e destriero, unico dispositivo meccanico tra la velocità e l’imprevidibilità del cavallo e la classe ed il modo di guidare dell’essere umano. A volte, ma non sempre, si crea un legame indissolubile, fatto di tanti allenamenti, briglie più o meno corte, cenni d’intesa se non addirittura veri e propri segnali del corpo, che consentono la creazione di binomi epici nel duro, faticoso quanto gratificante, mondo dell’ippica.
Ritornano alla mente, ad esempio, Vivaldo Baldi alla guida di Crevalcore, Alfredo Biagini e Cinquale, oppure Nello Bellei con il suo Delfo. E proprio al vincitore di 11 Frustini d’oro, emiliano di genia ma termale d’adozione, è dedicata l’immagine festosa – in regalo venerdì 14 agosto con Tirreno – scattata al termine del Gran Premio del 1968, al classico grido “Vieni via Nello! ! ! ”. —
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