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Frantoio, il Pd di Larciano si oppone alla chiusura: «Siamo preoccupati»

Martina Trivigno
La sede della cooperativa Montalbano olio e vino di Lamporecchio dove si trova anche il frantoio
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La sede della cooperativa Montalbano olio e vino di Lamporecchio dove si trova anche il frantoio

La decisione di dismettere lo stabilimento era arrivata durante un burrascoso incontro con i soci convocato dalla coop Montalbano olio e vino

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LAMPORECCHIO. C’è aria di burrasca sopra i cieli del frantoio di Lamporecchio. Da quando, infatti, il consiglio d’amministrazione della cooperativa Montalbano olio e vino ha annunciato la chiusura dello stabilimento di via Giugnano, è cominciata la controffensiva dei soci. Che non ci stanno ad accettare, in silenzio, questa decisione e, anzi, sono passati al contrattacco per proporre un programma alternativo (in corso di elaborazione) da presentare al consiglio.

E, ora, a intervenire in questo dibattito a più voci è anche l’unione comunale del Pd di Larciano che non nega la sua preoccupazione di fronte alla scelta di voler chiudere il frantoio, trasferendo una linea produttiva nello stabilimento di Vinci e dismettendo l’altra. Il presidente della cooperativa Montalbano olio e vino, Cesare Paganelli, aveva motivato questa scelta come una necessità per far fronte ai costi troppo esosi necessari per la ristrutturazione dei locali in cui, al momento, si trovano i punti vendita. «La soluzione a cui abbiamo pensato, allora – aveva precisato il presidente – è quella di spostare il punto vendita all’interno del frantoio che, a sua volta, sarà accentrato nella struttura di Vinci: in questo modo avremo un risparmio di quasi 600mila euro».

Ma questa soluzione non riesce a trovare il favore di tante – troppe – persone. «Il frantoio di Lamporecchio e Larciano, che rappresenta la storia della cooperativa, è sempre stato il punto di raccolta e della frangitura delle olive delle nostre zone –spiega il segretario dell’unione comunale del Partito democratico di Larciano, Alessandro Solazzo – Per tre mesi, durante l’anno, si è sempre animato di quanti ancora oggi, con fatica e passione, si dedicano a questa antica tradizione nonostante le spese per sostenerla siano molto alte. E la nostra preoccupazione, ora, è rivolta innanzitutto alla distanza che gli olivocoltori di Larciano dovranno affrontare con i trattori per portare le olive al più lontano stabilimento di Vinci, attraversando tre comuni e percorrendo vie provinciali densamente trafficate e, soprattutto, riteniamo che questo allontanamento si andrà a sommare ai costi alti per mantenere i terreni coltivati, decretandone un progressivo abbandono».

«Siamo consapevoli che tutte le aziende sono chiamate a mettere in atto delle scelte a volte infelici per mantenere attive le gestioni, ottimizzando i costi dove possibile – conclude il sindaco di Larciano, Lisa Amidei – e siamo anche consapevoli del fatto che la quantità di olive raccolte negli ultimi anni stia calando per tanti motivi. In ogni caso, nello stabilimento di Larciano e Lamporecchio, sono stati fatti negli anni investimenti talmente importanti che devono essere valorizzati, incrementando semmai il lavoro anziché dismettere le sue funzioni».

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