Il gatto con una forma di Lyssavirus esaminato alla Clinica Valdinievole
Monsummano
Da sempre il pipistrello, da molti definito bestia immonda ed infernale, evoca paurosi scenari. La fama negativa è accresciuta spaventosamente con l’impatto, ahimè, del Covid 19 nella vita di tutti i giorni. In questi giorni, mentre la pandemia a livello nazionale sta fortunatamente regredendo, l’animale simbolo del giustiziere di Gotham City è tornato purtroppo alla ribalta. Il fatto, ormai sulla bocca di tutti, accaduto nell’Aretino ma che ha avuto un risvolto importante in Valdinievole, risale a qualche giorno fa. Protagonista, suo malgrado, un tranquillo e placido micione che ha avuto la malaugurata idea di cacciare un pipistrello in giardino. Di certo, ed a questo punto la cosa è conclamata, è stato morsicato dall’animale e la povera bestiola ha pian piano cambiato il suo normale docile atteggiamento nei confronti della proprietaria, morsa dal felino, regolarmente vaccinato. Non è stato tanto il morso a preoccupare la signora, quanto appunto il comportamento aggressivo ed anomalo del gatto negli ultimi giorni. Per precauzione la donna è stata sottoposta a profilassi antirabbica, mentre l’animale è stato trasportato alla Clinica Veterinaria Valdinievole a Monsummano. A visitarlo è stato il dottor Massimo Baroni, responsabile del Servizio di neurologia della Clinica Veterinaria, un vero e proprio esperto in materia, con un bagaglio di oltre 30 anni di comprovate esperienza in questo settore. «Sedato l’animale, particolarmente agitato – ha spiegato – lo abbiamo sottoposto agli esami del caso. Il gatto è morto il giorno dopo e dalle analisi, soprattutto quella del liquido cerebrale, abbiamo riscontrato una evidente encefalite». Il chiarimento più importante arriva adesso: «Tuttavia tale patologia non era dovuta al virus delle rabbia classica, scomparso in Italia da quasi un decennio, ma al West Caucasian Bat Lyssavirus, una variante assai più lieve che non si può trasmettere da animale ad essere umano. Un virus comunque assai raro. Personalmente, è la prima volta che mi capita un caso simile, ma so che a livello mondiale si parla di episodi che risalgono ad una ventina di anni fa appunto nelle montagne del Caucaso Occidentale. Da lì l’origine del nome. Per scrupolo le persone venute a contatto col gatto sono state sottoposte a profilassi post-esposizione». Un campione è stato inviato dall’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana che poi lo ha consegnato al Centro di referenza nazionale per la rabbia a Padova. —
Roberto Grazzini
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