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«Facciamo lezione sul lungofiume di Pescia»
La proposta avanzata da Kety Agostini, a nome di alcune mamme, all’assessore comunale alla scuola Fiorella Grossi
PESCIA
«Non avremo strutture adatte come il Belgio, ma abbiamo pur sempre un meraviglioso fiume. Perché non aprire le due adiacenze alla didattica, così da restituire ai nostri figli una piccola parte di quello di cui sono stati privati?». La proposta è di Kety Agostini, mamma di tre bimbi. Ma non parla solo a titolo personale, Kety, bensì in rappresentanza di molte altre mamme, tutte concordi nel ritenere che il lungofiume Pescia, luogo simbolo per i pesciatini e ritrovo di molti bambini e ragazzi, potrebbe essere una «risorsa da sfruttare a fini didattici».
«Ieri mi sono soffermata a guardare il nostro fiume, i bambini correvano felici e mi ha arricchito il cuore vedere il loro sorriso nel poter stare con gli amici – scrive Kety Agostini in una lettera al Comune – tutto sta aprendo, ma le scuole resteranno chiuse. Se i bambini e i ragazzi possono correre liberamente, perché non permettere ai nostri figli di poter far lezione lungo il fiume con tutte le dovute precauzioni, che già sono facilitate dall’aria aperta?».
Kety si rivolge direttamente all’assessore all’istruzione del Comune, Fiorella Grossi, la quale replica che non rientra tra le prerogative del Comune poter disporre l’apertura del lungofiume per far lezione all’aria aperta, né organizzare o autorizzare incontri o feste di fine anno scolastico, trattandosi di «competenze prettamente scolastiche». Senza considerare che «siamo ancora in un’importante fase emergenziale».
Eppure, qualche comune lo ha già fatto, insiste Kety Agostini: il sindaco Alessandro Carini di Romagnano nel Novarese, ad esempio, ha allestito un’aula all’aperto per l’ultimo giorno di scuola. «Non so se veramente un sindaco non abbia potere, ma credo che ognuno abbia una grossa responsabilità verso i nostri ragazzi, a cui (per tutelare i più fragili) è stato tolto il diritto alla socializzazione, a giocare insieme e a confrontarsi – ribatte Kety Agostini –. Perché proibire ai ragazzi di usufruire di questa grande opportunità per poter riabbracciare, con le dovute distanze, un pezzetto di normalità? Perché non poter sfruttare questa possibilità dando l’esempio a molti altri comuni? La paura è tanta, ma i nostri figli sono gocce preziose a cui è stato tolto veramente molto. Mancano pochi giorni alla fine della scuola, ma riacquisteranno un po’ di fiducia in un’istituzione che li ha tenuti al margine. Perché, siamo onesti, questo è accaduto in questa emergenza» . –
Maria Salerno
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