Il presidio
«Sulle Terme Rossi ha rilanciato la palla alla giunta che verrà»
Duro il capogruppo regionale di Forza Italia che ricorda la perdita complessiva di 6,3 milioni dei bilanci 2018 e 2019 da approvare
MONTECATINI
«Perdite economiche per 4.228.800 euro nel bilancio di esercizio 2018, e altre per 2.105.404 in quello 2019, con perdite complessive nelle due annualità pari a 6.334.204 euro. A questo rosso si somma uno stato patrimoniale che vede passività complessive, tra correnti e non, di 48.506.953 nel 2018 e di 46.157.643 nel 2019. Di queste la voce più pesante sono i debiti con le banche, che nel 2019 ammontano a 24.871.224. Questo il risultato di anni di gestione, si fa per dire, targata Pd e sinistra. Un fallimento frutto di un’incapacità a cui si arrende la stessa Regione liquidando le sue quote azionarie. Ma così è come mettere in liquidazione l’intera città. È un de profundis la cui responsabilità ricadesu Rossi & compagni».
A dare questo quadro della situazione delle Terme di Montecatini è il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Marchetti. «In assemblea dei soci – spiega Marchetti – i bilanci 2018 e 2019 riceveranno un’approvazione senza la quale è bloccata l’interlocuzione con gli istituti bancari creditori per il raggiungimento di un accordo sul debito. Questo, tra l’altro, avverrà in contraddizione col parere espresso dal settore Programmazione finanziaria e finanza locale che rinviava il parere favorevole all’approvazione dei due bilanci». Lo spettro è quello della crisi: «Proprio al fine di scongiurarla – illustra Marchetti – la giunta regionale ha deciso di stabilire al 30 novembre il termine entro cui definire l’accordo. Se questo non si concretizzerà, darà il via alla liquidazione volontaria entro il 31 dicembre».
Marchetti è durissimo: «Rossi & compagni non sanno più che pesci pigliare, hanno fallito, a furia di procrastinare hanno condotto la società e la città al crac e ora, spostando l’orizzonte sulla fine dell’anno, non sanno fare altro che scaricare la patata bollente a chi verrà. Un dopo di noi avvelenato per chiunque guiderà la Regione dopo le elezioni. È una condotta che definisco poco coscienziosa, per non dire incosciente. Certo quello che il governo regionale, detentore del 67% delle quote societarie, ha fatto a questa realtà è uno sfregio che nulla ha a che vedere con l’amministrazione della cosa pubblica improntata al vantaggio collettivo». —
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