Il presidio
Vuole un rapporto con l’infermiera e la perseguita con le telefonate
La ragazza, che esercita la libera professione, si è rivolta ai carabinieri e ha sporto denuncia per molestie
MONTECATINI
Silvia sta finendo il turno da volontaria sull’ambulanza. È stata in piedi tutta la notte. C’è abituata. È un’infermiera (di libera professione). Ma la stanchezza un po’ si fa sentire. Quando squilla il telefono - il numero che appare è un cellulare - pensa: “Richiamo fra dieci minuti. Sarà un possibile cliente. Ma ora ho bisogno di una piccola pausa”. Il pensiero non è ancora concluso che dallo stesso numero arriva un messaggio whatsapp. Un testo e una foto: «Ti va un rapporto con me?», più o meno il senso.
Inizia così la mattinata di stalking di Silvia (nome di fantasia, per tutela la vittima di molestie). In meno di tre ore, una quarantina di contatti fra telefonate, videochiamate, chiamate e messaggi via whatsapp. «Rispondi!» la incita lui che continua a perseguitarla con il numero in chiaro. Poi inizia anche da numero anonimo. Silvia risponde solo: «Smettila, ti denuncio». Ma lui non molla. Il silenzio cala solo quando Silvia - che è anche consigliera comunale in Val di Nievole - entra nella caserma dei carabinieri per sporgere denuncia.
«All’inizio, dopo il primo messaggio - racconta - devo dire che l’ho presa a ridere. Pensavo a una bambinata. Poi ci ho ripensato. Non è una bambinata: sono molestie, soprattutto a chi come me è costretto a pubblicare il proprio numero di telefono per motivi di lavoro. Io sono un’infermiera che lavora in libera professione. Non solo il mio numero è accessibile, ma sono costretta anche a rispondere ai numeri anonimi perché per me ogni chiamata può essere una potenziale richiesta di lavoro». E questo espone Silvia, 25 anni, come altre sue colleghe, a molestie sessuali telefoniche e a episodi di stalking. «Nel mio caso - riprende l’infermiera - la persecuzione si è concentrata nel giro di poche ore, martedì mattina. Dopo il primo contatto, alle 7,30 di mattina, sono arrivati a pioggia gli altri messaggi e le altre telefonate. I messaggi erano a fondo erotico, esplicitamente erotico. Non contenevano minacce ma mi hanno creato uno stato di disagio crescente». E poi rabbia. «Non ho avuto paura - sottolinea Silvia - e quando mi sono accorta che questa persona non aveva alcuna intenzione di smettere non ho avuto un momento di incertezza: non avrei lasciato perdere. Oggi, nel 2020, certi comportamenti non hanno né ragione di esistere, né ragione di essere tollerati».
Tanto più - evidenzia Silvia - che questo molestatore «a un certo punto mi ha aggiunto a un gruppo whatsapp con altre colleghe». Segno che non è la prima volta che si diletta a perseguitare le infermiere. «Per quello che mi riguarda - prosegue Silvia - è anche l’ultima. Subito dopo il primo messaggio gli ho risposto quale malattia lo affliggesse per molestare in questo modo una donna di prima mattina. Poi quando ho visto che non la smetteva, dopo tre ore ho preso la borsa e sono andato a denunciarlo. Mi ha accompagnato il mio compagno dai carabinieri».
In caserma la denuncia è stata presentata per molestia e disturbo alla persona. I messaggi sono tanti, ma concentrati fra le 7,30 e le 10. Forse il lasso di tempo limitato potrebbe non bastare per far scattare il reato di atti persecutori. «Quello che importa per me - ribadisce Silvia - è che i carabinieri abbiano aperto un’indagine e che si siano impegnati a rintracciare il numero di cellulare, la provenienza delle chiamate. Perché voglio che passi questo messaggio: non si deve avere paura di denunciare. Perché non si deve né vivere né lavorare con la paura». E questo è l’invito che arriva anche da Danilo Massai, presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Firenze e Pistoia: «Alle infermiere diciamo di denunciare – e assicuriamo loro che ci avranno sempre al loro fianco. È necessario che persone che si macchiano di reati come le molestie e lo stalking vengano fermate subito e che le nostre colleghe siano messe in condizione di lavorare con serenità. Non è possibile dover andare a casa di un paziente con la paura di subire episodi di molestie: serve la massima severità verso chi si rende responsabile di questi reati verso professioniste che sono lì per garantire assistenza e per fare il proprio lavoro».
Eppure questo è quello che ancora accade. Telefonare a un’infermiera per avere una prestazione sessuale, invece che sanitaria. La miseria, senza fine. —
Ilaria Bonuccelli
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