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denuncia della fisascat - cisl 

Dipendenti termali da due mesi lasciati senza un soldo Appello alla Regione

David Meccoli
Dipendenti termali da due mesi lasciati senza un soldo Appello alla Regione

«La cassa integrazione ancora non è stata versata  e i lavoratori non sanno come pagare l’affitto o la spesa»

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«Forti ritardi nel pagamento della cassa integrazione e preoccupazioni per la ripresa nei settori termale e dei pubblici esercizi».

È questo il grido d’allarme lanciato dalla Fisascat Cisl in piena “fase 2”, che sembra però non aver riguardato chi lavora negli stabilimenti termali, nei bar e nei ristoranti.

«La fase che stiamo attraversando, ove si registra un sensibile rallentamento del rischio contagi – sottolinea Giovanni Bernicchi, referente Fisascat Cisl Toscana Nord – presenta un quadro allarmante per molte attività con riapertura a rischio». E tra queste spiccano, per il sindacato, quelle dei settori turismo, pubblici esercizi e termale. Nello specifico si parla di migliaia di posti di lavoro fortemente a rischio qualora le aziende non fossero in grado di riprendere l’attività svolta prima della chiusura a causa dell’emergenza contagio.

«Si tratta di lavoratori – dice Bernicchi – che sono coperti da ammortizzatori sociali, ma che nella maggior parte dei casi non sono ancora stati pagati dall’Inps, per cui si trovano in una pesante condizione di disagio economico. Occorre sollecitare la Regione e le sedi Inps territoriali affinché si attivino a fornire risposte veloci a tutte le richieste pervenute, soprattutto per i lavoratori che attendono da più di due mesi il pagamento della cassa integrazione oppure il fondo integrazione salariale».

La procedura prevede infatti che il pagamento della cassa integrazione o del Fis (Fondo integrazione salariale), nella maggior parte dei casi non venga anticipata dal datore di lavoro. Questo comporta di dover attendere l’autorizzazione dell’Inps, ma i tempi si sono dilatati e i lavoratori si trovano spesso senza i soldi per pagare affitti, mutui o fare la spesa. Il ricorso all’anticipazione da parte delle banche non ha sortito gli effetti sperati, in quanto anche gli istituti bancari prima di procedere all’erogazione di denaro attendono l’autorizzazione dell’Inps e inevitabilmente chi richiede un anticipo deve aspettare un lungo iter burocratico.

Quest’ultimo aspetto riguarda da vicino i dipendenti delle Terme, che si trovano senza lavoro da inizio marzo e quindi a casa senza stipendio. «Anche se l’accordo per gli ammortizzatori sociali prevedeva il ricorso all’anticipo da parte delle banche – spiega Bernicchi – a oggi questi lavoratori non hanno percepito un euro. Inoltre, come sindacato siamo in attesa di un confronto con l’azienda per capire se potranno riprendere alcune attività termali e per conoscere quale sia il progetto per far ripartire il lavoro nel rispetto del protocollo di sicurezza. È poi necessario aprire quanto prima un confronto con l’azienda per capire quale sia il nuovo piano di rilancio».

Secondo la Fisascat il problema dei tempi di pagamento dell’Inps riguarda i dipendenti di tante attività del nostro territorio che hanno dovuto attivare le procedure di cassa integrazione e Fis: non solo quelle strettamente legate al turismo, ma anche tante aziende di servizi, terziario, estetica e parrucchiere.

«Il momento – concludeBernicchi – è drammatico, soprattutto per le fasce più deboli, quei lavoratori che si trovano a casa senza stipendio e senza un minimo di sostentamento economico. Non sono più accettabili ritardi ed è urgente dare una risposta veloce a chi ha bisogno di vivere e di lavorare». –

David Meccoli

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