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Centri per diversamente abili, troppe incognite
Marisa Biancardi, presidente della Fondazione “Mai soli”: «Non sappiamo quando potremo tornare in attività»
pieve a nievole
Sono una settantina i ragazzi diversamente abili che frequentavano – prima dell’emergenza coronavirus – i quattro centri e un laboratorio, in Valdinievole. Ma il lockdown ha messo fine a tutto questo: a quei momenti di socializzazione – frutto di progetti mirati – che, in sostanza, avevano consentito ai ragazzi di divertirsi e stare insieme, sotto la guida esperta degli operatori. Forse (e qui sta il grande punto interrogativo)le attività riapriranno il primo giugno. Ma non facciamoci illusioni: ancora per un po’, a fare da “barriera” involontaria, ci saranno mascherine e distanziamento sociale. E questo preoccupa.
Marisa Biancardi è la presidente della Fondazione “Mai soli onlus” di Pieve a Nievole, che ha l’obiettivo di promuovere l’autonomia e l’indipendenza delle persone disabili, in particolare di quelle non autosufficienti con problemi cognitivi e di apprendimento.
«Le attività e i programmi che portiamo avanti da quando la Fondazione è nata – spiega – servono a impegnare in modo costruttivo le energie, i tempi e i ritmi delle giornate dei ragazzi. Così diamo ordine, evitando la confusione». E quello che preoccupa la Fondazione è che i progressi fatti dai ragazzi in tutti questi anni di cure e attenzioni svaniscano. «Le scuole sono chiuse, le attività lavorative, ludiche e sportive interrotte per molto tempo e alcune non sappiamo neppure quando ricominceranno – sottolinea la presidente della Fondazione “Mai soli” – Tutti siamo disorientati, confusi, ma per i ragazzi disabili e le loro famiglie l’isolamento, la clausura forzata via via che è passato il tempo sono divenuti ancor più gravosi e problematici. La rete di supporto costruita faticosamente negli anni a supporto della loro vita (i centri socio riabilitativi, le attività ludico–sportive specifiche, i percorsi di autonomia), all’improvviso, sono venuti meno. Come spiegare loro che non si possono fare più le attività che finora hanno definito le loro giornate, che non possono vedere e abbracciare i loro amici e i loro educatori? Perché per uscire dobbiamo indossare una mascherina?».
Sono tante, tantissime le domande che la Fondazione “Mai soli” vorrebbe fare alle istituzioni. «Sotto il peso, la preoccupazione per il coronavirus siamo diventati invisibili – conclude la presidente Biancardi – e, al momento, non abbiamo neppure più entrate per organizzare i nostri progetti. La situazione è complicata e non sappiamo neppure quando potremo tornare alla normalità. Quello che chiediamo, ora, è che le istituzioni ci vengano incontro e che non ci lascino da soli con i nostri ragazzi». –
martina Trivigno
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