Il presidio
Drammatico parto, assolti medico e ostetrica
L’Usl pagò 3 milioni di euro ai genitori del bambino ma i due sanitari non ebbero colpe e non dovranno risarcire l’azienda
pescia
Per quel bambino nato con gravissimi danni cerebrali a causa della mancanza di ossigeno patita nell’imminenza del parto, l’allora Usl 3 di Pistoia, assumendosene la colpa, scelse spontaneamente di risarcire i genitori con 3 milioni di euro. Per poi chiedere la restituzione di quei soldi al medico ginecologo e all’ostetrica che quella notte fra il 4 e il 5 ottobre 2010 erano di turno all’ospedale di Pescia, denunciandoli alla procura della Corte dei Conti per le gravi colpe che avrebbero avuto nella gestione del parto. Accuse del tutto infondate secondo i giudici contabili che, a quasi 10 anni da quella drammatica notte, hanno assolto sia il medico, Luigi Niccoli, 49 anni, di Montecatini, che l’ostetrica, Alessandra Giacomelli, 61 anni, di Monsummano. Condannando l’azienda sanitaria – oggi Asl Toscana centro – al pagamento di tutte le spese legali.
In pratica, Usl e procura sostenevano che il medico si fosse, dapprima, disinteressato per ore delle condizioni della paziente, per poi procedere al taglio cesareo in ritardo, solo dopo aver tentato di far nascere il bambino con la ventosa. E che l’ostetrica non avesse segnalato al ginecologo le presunte anomalie del tracciato dei parametri vitali del feto.
Per vederci chiaro, la Corte dei Conti ha chiesto sul caso una consulenza agli specialisti del Policlinico Sant’Orsola dell’Azienda ospedaliera universitaria di Bologna: nessuna colpa da parte dei due sanitari, che hanno fornito alla puerpera un’adeguata assistenza in relazione al caso clinico specifico. Tanto più che quella notte, all’ospedale di Pescia, a causa della carenza di personale, il dottor Niccoli aveva dovuto far fronte da solo – assistito da due ostetriche – al pronto soccorso, alla corsia, agli accessi esterni, alla sala travaglio e alla sala operatoria, chiedendo nel frattempo costanti informazioni telefoniche alla Giacomelli sullo stato della puerpera.
I consulenti hanno comunque ribadito che «l’andamento del travaglio non imponeva l’adozione di misure d’intervento apprezzabilmente diverse da quelle in concreto realizzate, risultate congrue rispetto alle buone prassi previste nel caso di specie». E che non vi erano, nei tracciati vitali del feto, segni di sicuro significato patologico tali da imporre, da parte dell’ostetrica, «un’attivazione del medico di guardia sensibilmente anticipata rispetto a quanto avvenuto».
Perfettamente aderente alle linee guida internazionali, infine, la decisione di cercare di far nascere il bambino in modo naturale. —
massimo donati
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