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lutto 

Addio ad Agostino, 104 anni, amico di Moro

David Meccoli
Addio ad Agostino, 104 anni, amico di Moro

Il professor Saviano aveva conosciuto il futuro statista nel 1942 durante un campo militare d’addestramento  

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MONTECATINI. Ha attraversato indenne due guerre mondiali (la seconda vissuta in prima linea) e dopo tanti anni passati dietro una cattedra a insegnare agli studenti di superiori e università, aveva scelto di seguire il fratello Francesco (la famiglia è di origine napoletana) e lo aveva raggiunto nel 2009 nella sua casa di Montecatini (da 35 anni vive in viale Bustichini). È morto nei giorni scorsi (il 4, esattamente) a 104 anni l’uomo forse più anziano di tutta la Valdinievole, Agostino Saviano. Il fratello ha scelto di rendere nota la notizia del decesso sabato, non una data scelta a caso. Il 9 maggio 1978 venne infatti ritrovato a Roma il corpo senza vita di Aldo Moro: Agostino aveva conosciuto lo statista nel lontano 1942, quando entrambi si trovavano in un campo militare di Noci (Bari), dove stavano svolgendo un periodo di addestramento.

«Mio fratello – racconta Francesco, ex professore delle medie a Lamporecchio, Pieve e Montecatini – aveva combattuto da ufficiale dell’esercito in Albania ed era istruttore in Puglia in attesa di partire nuovamente per il fronte, stavolta in Ucraina».

Ed è in Puglia che i due entrano in contatto per la prima volta. Della vicenda ha raccontato in uno scritto lo stesso Agostino: «Che quell’allievo ufficiale (Moro, ndr) fosse una persona speciale lo capii quando, durante le marce, lo vedevo estrarre dalle tasche le bozze delle lezioni che portava con sé e che correggeva durante le soste, seduto sul marciapiede. Un giorno lo incontrai mentre andava al comando. Lui, vedendomi, si fermò e mi salutò militarmente. Io risposi al suo saluto stringendogli la mano e dicendogli: Moro, ti prego di trattarmi da amico e di darmi del tu. Qui io sono solo di passaggio come credo lo sia anche tu».

In seguito ci furono altre occasioni d’incontro tra i due, che si scrissero anche alcune lettere. In una, datata 29 settembre 1942, Moro scrive a Saviano con parole purtroppo profetiche: «Mi pare che nella vita per fare qualcosa di grande e di buono, e perciò di duraturo, occorra saper pagare di persona, facendosi attori e veri partecipi poi del grande dramma. Le forme di questa partecipazione possono mutare, ché il destino non è uguale per tutti; ma, finché questa partecipazione non vi sia, finché si resti freddi spettatori, tant’è come non vivere».

Lettera che fu donata dallo stesso Saviano alla figlia di Moro, Agnese, che venne personalmente a prenderla a Montecatini per poi depositarla all’Accademia studi storici Aldo Moro di Roma. —

David Meccoli

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