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Brigidinai consegnano le chiavi dei furgoni
Si sono incontrati con il sindaco di Larciano: «Chiediamo sostegni economici, da mesi le nostre entrate sono pari a zero»
larciano
Hanno consegnato le chiavi dei loro furgoni al Comune, ieri. I maestri brigidinai larcianesi sono preoccupati. D’altronde sanno che quello davanti a loro è un futuro quantomai incerto, ora che le fiere e i grandi eventi – perlomeno per il 2020 – sono stati annullati. E così, ieri mattina, sono stati ricevuti dal sindaco di Larciano, Lisa Amidei, e da altri membri dell’amministrazione comunale che li hanno accolti nella sala consiliare “Antonio Pappalardo” di piazza Vittorio Veneto.
Una decina di famiglie che, insieme ai colleghi di Lamporecchio, hanno portato la tradizione del brigidino nel mondo. Un prodotto semplice – una cialda friabile a base di zucchero, farina, uova e anice – che affonda le sue origini all’incirca del sedicesimo secolo quando le suore brigidine prepararono, per la prima volta, i dolci.
«Chiediamo sostegni economici per la nostra categoria – spiega la brigidanaia Giusy Sireci in rappresentanza di tutti i colleghi presenti ieri mattina a Larciano– Negli anni abbiamo fatto grandi investimenti per essere sempre più all’avanguardia. Ma da mesi, ormai, le nostre entrate sono pari a zero. E continueranno ad esserlo, anche in futuro, perché le fiere non ripartiranno. E, in questo modo, la nostra categoria andrà al collasso, mandando in fumo i sacrifici di una vita. Non si tratta di retorica, ma di pura realtà».
I brigidinai, ora, temono per il loro futuro, la sopravvivenza delle loro aziende (forse per la prima volta) è davvero a rischio. Amano il loro lavoro, il contatto con la gente. Ma il coronavirus ha spazzato via ogni certezza. «Avviai l’impresa una ventina d’anni fa – racconta Sireci – questa è sempre stata la mia vita. Servono finanziamenti a fondo perduto a nostro sostegno perché la verità è che, per pagare le spese, stiamo dando fondo a tutti i risparmi, mentre siamo costretti a buttare via una grande quantità di materie prime in scadenza. Se le istituzioni non ci aiuteranno, sarà la fine per la nostra categoria».
I brigidinai, infatti, stanno vivendo in un limbo che, per certi versi, è pure un paradosso: il loro codice Ateco è lo stesso degli alimentaristi, ma i brigidinai, ai mercati settimanali, non ci sono mai andati. «Noi siamo presenti alle fiere e ai grandi eventi – sottolinea Sireci – portiamo gioia e allegria. I nostri dolci, come i brigidini e il croccante caldo, li prepariamo davanti agli occhi curiosi dei nostri clienti. Li invogliamo ad acquistare un prodotto che è rinomato in tutta Italia, e non solo».
E, oggi, toccherà ai brigidinai di Lamporecchio consegnare le chiavi al sindaco Alessio Torrigiani.
«L’appuntamento è per questa mattina, alle 10, in piazza Berni – conclude Filippo Bazzicalupi in rappresentanza dei colleghi lamporecchiani – Prima saremo in piazza e, poi, una piccola delegazione, nel rispetto delle disposizioni per contenere la diffusione del coronavirus, sarà ricevuto dal primo cittadino. Quello che vogliamo sottolineare, infatti, è che, grazie al nostro lavoro, la tradizione continua a vivere. Ma, in questo momento, siamo privi di tutele. Che le istituzioni battano un colpo, al più presto». –
martina trivigno
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