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l’inchiesta 

Bancarotta fraudolenta: indagati 3 imprenditori e 2 commercialisti

Bancarotta fraudolenta: indagati 3 imprenditori e 2 commercialisti

Beni sottratti ai creditori e al fisco: sequestrati dalla Finanza immobili e denaro per 500.000 euro  

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pistoia

Bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: questi i reati contestati a tre imprenditori, un commercialista e un ex commercialista pistoiesi dalla procura della Repubblica nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza culminata, ieri mattina, con il sequestro di immobili, automezzi e quote societarie in esecuzione di una misura cautelare disposta dal gip del tribunale nei confronti dei cinque indagati su richiesta del pm titolare delle indagini, Claudio Curreli. Un provvedimento finalizzato al sequestro di beni per un valore di oltre 500.000 euro.

L’ indagine di polizia economico-finanziaria – eseguita dai finanzieri della sezione di pg della procura assieme ai colleghi del comando provinciale – ha consentito di svelare (come spiega la procura) un persistente comportamento illecito da parte di un connubio di imprenditori attivi da anni nella Valdinievole nell’indotto della produzione di calzature, supportati dai loro commercialisti, tutti residenti ed attivi nella provincia di Pistoia.

Gli investigatori della Fiamme Gialle sono riusciti a collegare l’azienda inizialmente oggetto delle indagini in seguito ad un fallimento con un’altra impresa, riconducibile agli stessi imprenditori, che era stata dichiarata fallita qualche anno prima. In sostanza hanno capito che si trattava in pratica della stessa impresa che continuava di fatto ad operare da anni, sottraendosi al pagamento delle imposte e distraendo i beni aziendali ai creditori, fino a determinarne il fallimento. Per proseguire l’attività – che annoverava anche clienti di prestigio, estranei ai fatti illeciti – gli stessi imprenditori costituivano una nuova società, nella quale riciclavano i beni e il denaro che provenivano illecitamente dall’azienda decotta e poi fallita. Un’operazione alla quale collaborava anche una persona di fiducia degli imprenditori, che è stata denunciata anch’essa denunciata per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio.

Le indagini hanno poi messo in la luce degli artifici contabili che hanno portato gli investigatori a due commercialisti. Uno dei quali, parente di uno degli imprenditori indagati, nel 2009 fu arrestato per corruzione in atti giudiziari, per una mazzetta presa da un imprenditore e destinata ad un giudice tributario: patteggiata la pena di 2 anni, era stato successivamente radiato dall’ordine professionale. —

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