Il presidio
Addio a Rosita, ex custode all’Iti «Generosa e sempre allegra»
Il ricordo del genero Massimo Suardi: «Per divertirsi mi chiamava per cognome» Originaria di Borgo a Buggiano, abitava a Livorno dove è morta in ospedale
BUGGIANO
Lutto nel mondo della scuola per la morte di Rosita Guidotti, ex custode dell’Iti di via Galilei a Livorno e conosciutissima dalle generazioni di alunni che hanno frequentato l’istituto superiore alle porte del centro della città. La donna – che è scomparsa sabato all’età di 93 anni – veniva sempre ricordata con grande affetto dagli studenti. E non solo da loro. Anche dai suoi colleghi.
Guidotti – madre di due figli: Claudio e Marta – da una ventina d’anni si è trasferita a casa di quest’ultima, dopo la morte del fratello Guidoi. Originaria di Borgo a Buggiano, viveva a Livorno da decenni. Il decesso è avvenuto in ospedale, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute avvenuto qualche giorno fa.
«Purtroppo non sono più riuscito a vederla – racconta il genero, il musicista Massimo Suardi – ma negli ultimi giorni, quando è stata trasferita in un reparto più accessibile ai parenti, almeno mia moglie e mia figlia sono riuscite a farle visita. Era una persona eccezionale, una donna buona, ci mancherà moltissimo».
La notizia della morte della donna fin da ieri mattina ha fatto rapidamente il giro della città. Con tantissimi messaggi di cordoglio giunti al chitarrista livornese, alla moglie e alla figlia. «“Com’è Suardi? Che t’ha detto mamma?”. Mi chiamavi per cognome per prendermi in giro, ti divertiva – la ricorda così il musicista livornese sulla sua pagina Facebook – Anche a me piaceva, piaceva anche il tuo modo di rispondere con una domanda alla domanda. “Rosa, vuoi il gelato?”. “Il gelato? Vai giù”, rispondevi. Te ne sei andata via così, in questo brutto periodo. Con tutte le restrizioni... ti ho accompagnato all’ambulanza quella sera e ti rivedo in un feretro. Oggi si muore solo di coronavirus, non è vero. Avevi altre patologie che sono state messe da parte per cercare insistentemente quello che non avevi. Ti hanno fatto tre tamponi, tutti negativi. Una settimana di sballottamenti da un posto a un altro per poi iniziare ad analizzare il tuo problema. Ma oramai era troppo tardi. Mi hai sempre trattato come un figlio – conclude Suardi – e di questo te ne sono grato e riconoscente. Mi dicevi sempre “non t’arrabbiare Suardi”. E invece ho tanta rabbia dentro. Fai buon viaggio, tanto prima o poi ci rivedremo. Da questo treno si scende tutti».
«Mi diceva sempre di stare calmo – prosegue il chitarrista – ed era una donna sempre allegra e simpatica. Quando io e mia moglie ci siamo sposati lei ci ha aiutati tanto, non potremo mai dimenticarla. Nonostante l’età avanzata, non è mai tempo per morire». Dalle 14 di oggi – alla camera mortuaria dell’ospedale, in viale Vittorio Alfieri – chiunque vorrà salutare per l’ultima volta l’ex collaboratrice scolastica potrà farlo in modo contingentato, come previsto dalle norme sul coronavirus, una persona alla volta. La salma verrà poi trasferita al cimitero dei Lupi e alle 15 – prima della cremazione – si terrà il funerale. —
Stefano Taglione
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