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È morto Di Blasi, commissario in città per quasi vent’anni
Originario della Sicilia, aveva scelto di vivere a Montecatini. Fu protagonista di indagini antimafia e su delitti clamorosi
MONTECATINI. È stato per ben 18 anni (dal 1969 al 1987) alla guida del Commissariato di Pubblica sicurezza (allora la Polizia di Stato si chiamava ancora così). E per i montecatinesi con i capelli bianchi era ancora lui “il commissario” della città termale. Gaetano Di Blasi, 94 anni, venerdì sera, 24 aprile, ha lasciato la figlia Lucia, i parenti, tantissimi amici ed ex poliziotti che lo stimavano e gli volevano bene. E, in definitiva, la città in cui aveva scelto di vivere (lui che proveniva dalla Sicilia) e in cui aveva trascorso gran parte della sua carriera (da qui, poi, nominato questore, avrà incarichi a Siena e a Lucca.
Fu testimone e, nella sua veste di servitore dello Stato, protagonista di un periodo significativo per lo sviluppo di Montecatini: dagli anni del secondo dopoguerra e del boom economico alle soglie dei Novanta, quelli che con Tangentopoli porteranno l’Italia alla “Seconda Repubblica”.
Per suoi meriti (soprattutto l’intuito investigativo) e per il contesto storico in cui ha operato, Di Blasi si è trovato spesso a incrociare quella cronaca che poi è diventata anche storia di Montecatini e del Paese. Sue furono molte indagini sull’infiltrazione mafiosa in Valdinievole seguita alla tumultuosa crescita economica trainata dalle Terme e da tutto quanto ruotava intorno al business del turismo, quando gli alberghi erano pieni e Montecatini era ancora una città che nell’immaginario degli italiani significava la “bella vita”. Ma anche le scommesse, il “totonero”, i locali notturni. E la malavita attratta da questo vorticoso giro di denaro.
Prima di arrivare a Montecatini, quando era ancora commissario a Portoferraio, Di Blasi fu incaricato di seguire, a Viareggio, il sequestro Lavorini. Ma è stato anche sulle tracce della banda Gesmundo, specializzata nei colpi in banca e famosa per la rapina di via Osoppo a Milano. Ma, soprattutto, fu lui il primo a capire che dietro l’omicidio dell’appuntato della Polizia Stradale Bruno Lucchesi, il 23 ottobre 1976, al casello autostradale di Montecatini, c’era la mano di Renato Vallanzasca.
Per quest’uomo, per questo grande poliziotto, sono state tante le espressioni di cordoglio raccolte sulla pagina Facebook di Nicoletta Giovannelli, segretaria di quella sezione dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato che proprio Di Blasi tenne a battesimo. —
Alessandro Gasperini.
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